Che anestesia si fa per l’artroscopia al ginocchio

di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura

Per l’artroscopia al ginocchio si usa l’anestesia spinale, che rende insensibili le gambe per circa tre ore lasciando il paziente sveglio o appena sedato. L’anestesia generale resta un’alternativa per i casi in cui la spinale non è praticabile. Nelle procedure più impegnative si aggiunge un blocco dei nervi della coscia per il dolore delle prime ore. Tutto si svolge in day surgery.

Per l’artroscopia l’anestesia è di norma la spinale

L’anestesia è spesso la parte che preoccupa di più. Molti pazienti mi confidano di temere meno l’intervento che l’idea di addormentarsi o, al contrario, di restare svegli e sentire tutto.

La risposta, nel mio caso, è semplice: tutti gli interventi che eseguo si svolgono in anestesia spinale, chiamata anche subaracnoidea, che rende insensibili le gambe per circa tre ore. L’anestesia generale, in cui si dorme, resta un’alternativa riservata a chi non può ricevere la spinale. A queste si può aggiungere un blocco dei nervi periferici, che non serve a operare ma a controllare il dolore nelle ore successive.

Chi decide è l’anestesista, un medico specialista che valuta ogni persona prima dell’intervento e la segue in sala dall’inizio alla fine. Nell’artroscopia del ginocchio l’anestesia è in genere spinale.

La spinale addormenta le gambe e lascia sveglia la testa

Con un ago molto sottile, inserito nella parte bassa della schiena, l’anestesista deposita l’anestetico vicino ai nervi diretti alle gambe. In pochi minuti la sensibilità scompare e gli arti diventano pesanti.

Il paziente respira da solo e resta cosciente. Può chiacchierare, ascoltare musica con le cuffie o, se preferisce, ricevere una leggera sedazione e sonnecchiare per tutta la durata dell’intervento. Alcuni chiedono di vedere il monitor: quando l’organizzazione della sala lo consente, non c’è motivo per dire di no.

È una tecnica molto usata negli interventi sull’arto inferiore perché evita i farmaci dell’anestesia generale e permette un risveglio più semplice, senza sonnolenza.

L’anestesia generale resta un’alternativa, non la regola

Nell’anestesia generale i farmaci inducono uno stato di incoscienza controllata e l’anestesista gestisce la respirazione con un piccolo dispositivo. Al termine non resta alcun ricordo dell’intervento.

Non è la tecnica che utilizzo per l’artroscopia: diventa la strada da seguire soltanto quando la spinale non è indicata, per esempio in presenza di alcune terapie anticoagulanti o di problemi importanti alla colonna.

Il risveglio avviene in sala o in un’area dedicata, sotto controllo. Nei minuti successivi si torna lucidi, anche se nelle ore seguenti possono restare un po’ di sonnolenza e una lieve difficoltà di concentrazione: è uno dei motivi per cui non si guida nella giornata dell’intervento.

I blocchi nervosi lavorano sul dolore delle ore successive

Con l’aiuto dell’ecografia, l’anestesista può depositare l’anestetico vicino a uno o più nervi della coscia. Il blocco non sostituisce l’anestesia principale, ma prolunga il sollievo ben oltre la fine dell’intervento.

Si usa nelle procedure più impegnative, come la ricostruzione del legamento crociato anteriore e gli interventi di protesi, dove il dolore delle prime ore può essere più marcato. Per un’artroscopia semplice o una meniscectomia, invece, la spinale da sola è in genere sufficiente.

L’effetto collaterale più comune è una sensazione di gamba addormentata e debole per diverse ore, che richiede attenzione quando ci si alza. Per questo la prima mobilizzazione avviene con l’aiuto del personale.

Le tecniche di anestesia a confronto

Uno schema rapido per orientarsi prima del colloquio con l’anestesista.

TecnicaCome funzionaCosa aspettarsi
Anestesia spinaleIniezione singola nella parte bassa della schienaGambe insensibili per alcune ore, paziente sveglio o sedato
Anestesia generaleFarmaci per via venosa, respiro assistitoNessun ricordo, possibile nausea o sonnolenza al risveglio
Blocco dei nerviAnestetico vicino ai nervi della coscia, guidato dall’ecografiaMeno dolore nelle prime ore, gamba debole più a lungo
Anestesia locale con sedazioneAnestetico nell’articolazione e farmaci che rilassanoNon la utilizzo per l’artroscopia del ginocchio: l’anestesia è la spinale

La visita anestesiologica conta più di ogni preferenza

Nei giorni precedenti l’intervento si esegue la visita anestesiologica. L’anestesista raccoglie la storia clinica, controlla esami del sangue ed elettrocardiogramma e pone domande precise: malattie del cuore o dei polmoni, allergie, precedenti anestesie, problemi alla schiena, farmaci assunti.

Tra questi, gli anticoagulanti e gli antiaggreganti meritano un capitolo a parte, perché possono rendere sconsigliata la spinale se non vengono sospesi nei tempi corretti. La sospensione va concordata con il medico che li ha prescritti.

Anche il tipo di intervento pesa: la durata prevista, la necessità di un laccio emostatico e l’eventuale ricostruzione legamentosa orientano la dose dell’anestetico e l’eventuale aggiunta di un blocco nervoso.

In sala la preparazione segue gli stessi passaggi

Conoscere la sequenza aiuta ad affrontare quei minuti con più tranquillità. All’ingresso in sala il personale ricontrolla nome, lato da operare e allergie: è una verifica di sicurezza che si ripete più volte, anche se può sembrare eccessiva.

Poi si posiziona un piccolo ago in una vena del braccio, attraverso cui passano liquidi e farmaci, e si applicano i sistemi di monitoraggio: bracciale della pressione, elettrodi per il cuore, sensore per l’ossigeno sul dito.

Per la spinale si chiede di sedersi con la schiena curva in avanti, oppure di sdraiarsi su un fianco. La pelle viene anestetizzata prima, quindi il fastidio è minimo. Solo quando l’anestesia ha fatto effetto, e l’anestesista lo ha verificato, si prepara il ginocchio e si comincia.

La paura dell’anestesia si affronta parlandone prima

Molti pazienti arrivano al colloquio con timori che non hanno detto a nessuno: restare svegli e sentire, non svegliarsi più, dire cose imbarazzanti sotto sedazione. Sono preoccupazioni comuni e meritano una risposta, non un sorriso di circostanza.

Quello che aiuta di più, nella mia esperienza, è conoscere in anticipo la sequenza delle cose: chi ci sarà in sala, cosa verrà chiesto, quanto tempo passerà prima dell’inizio, cosa si proverà quando l’anestesia inizia a fare effetto.

Chi ha avuto esperienze negative in passato dovrebbe raccontarle nel dettaglio: nausea importante dopo una generale, difficoltà nel risveglio, mal di testa dopo una spinale. Sono informazioni che permettono di scegliere la tecnica e i farmaci in modo diverso, e spesso cambiano l’esperienza del paziente.

Gli effetti collaterali sono per lo più temporanei

Dopo una spinale le gambe restano insensibili e pesanti per alcune ore. Può comparire difficoltà a urinare nelle prime ore, che di solito si risolve da sola, e più raramente un mal di testa nei giorni successivi, che peggiora stando in piedi e migliora sdraiati: va segnalato, perché esistono cure efficaci.

Dopo una generale sono possibili nausea, sonnolenza e una lieve irritazione della gola causata dal dispositivo per la respirazione, in genere di breve durata.

Le complicanze gravi sono rare, e l’anestesista ne parla durante il colloquio preoperatorio prima di far firmare il consenso. Il dolore delle ore successive, invece, si affronta con i farmaci prescritti alla dimissione.

Come preparo i pazienti al colloquio con l’anestesista

Prima dell’intervento chiedo di arrivare al colloquio con tre cose: l’elenco completo dei farmaci, compresi integratori e prodotti da banco, i referti di eventuali esami cardiologici e la storia delle anestesie precedenti, comprese le esperienze andate male.

Suggerisco anche di preparare le domande da fare: si può chiedere una sedazione leggera per non assistere all’intervento, si può chiedere cosa succede se la spinale non funziona come previsto, si può chiedere quanto durerà l’effetto.

Infine ricordo le regole pratiche: digiuno secondo le indicazioni ricevute, accompagnatore per il rientro, nessuna guida nella giornata dell’intervento. Al volante si torna in genere dopo 10-14 giorni, senza differenze fra ginocchio destro e sinistro, e si esce dalla struttura in giornata, perché l’artroscopia si esegue in day surgery.

Domande frequenti

La spinale è la stessa anestesia del parto?

È simile ma non identica. Per il parto si usa spesso l’epidurale, con un catetere lasciato in sede per somministrare il farmaco a più riprese. La spinale per l’artroscopia è di norma una singola iniezione, con un ago più sottile e un effetto limitato nel tempo.

Posso scegliere di dormire?

L’anestesia utilizzata è la spinale, quindi non si dorme: si resta svegli, senza sentire nulla dalla vita in giù. Chi preferisce non assistere può chiedere una sedazione leggera e sonnecchiare per tutta la durata dell’intervento. L’anestesia generale si riserva ai casi in cui la spinale non è praticabile.

Quando potrò mangiare dopo l’intervento?

Di solito dopo qualche ora, iniziando con liquidi e cibi leggeri, se non ci sono nausea o altri disturbi. Il personale del reparto dà indicazioni precise, che variano in base al tipo di anestesia ricevuta e all’andamento del risveglio.

Ho paura degli aghi: come si fa con la spinale?

Dillo all’anestesista, che è abituato a gestire questa situazione. La pelle viene anestetizzata prima della puntura e si può ricevere un farmaco che rilassa, così il ricordo della procedura resta sfumato e molto meno sgradevole.

Prendo farmaci per il cuore: devo sospenderli?

Non deciderlo da solo. Alcuni farmaci si continuano fino alla mattina dell’intervento, altri vanno sospesi con anticipo preciso. La regola vale soprattutto per anticoagulanti e antiaggreganti, e la decisione spetta al medico che li ha prescritti insieme all’anestesista.

Se la spinale non funziona bene, cosa succede?

È una possibilità prevista e gestita. Se il blocco risulta insufficiente, l’anestesista può completarlo con farmaci per via venosa oppure passare a un’anestesia generale. L’intervento non procede se il paziente avverte dolore: è una regola di base della sicurezza in sala operatoria.

Dott. Gabriele Drago

Ortopedico, specialista del ginocchio

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.

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Categorie: Artroscopia e osteotomia

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