Sostituire solo la parte consumata del ginocchio
Il ginocchio è diviso in tre compartimenti. Molto spesso l’artrosi comincia da quello interno, in particolare nelle persone con gambe leggermente arcuate, e per anni resta confinata lì. Quando questo accade, sostituire l’intera articolazione non è l’unica strada possibile.
Se gli altri compartimenti e i legamenti sono in buone condizioni, si può rivestire solo la zona malata con due piccole componenti, una sul femore e una sulla tibia. I legamenti crociati restano al loro posto e continuano a controllare il movimento come prima.
È questo il motivo per cui molti pazienti operati di protesi parziale descrivono un ginocchio che sentono più simile al proprio: le strutture che danno al cervello le informazioni sulla posizione dell’articolazione non vengono rimosse.
Non tutte le ginocchia con artrosi sono adatte a questo tipo di intervento. La selezione è la parte più delicata del percorso, e si basa su elementi verificabili in visita e sulle immagini:
La protesi parziale ha candidati precisi: non è indicata nelle artriti infiammatorie né quando l’artrosi è diffusa a tutto il ginocchio. In quei casi la scelta corretta è la protesi totale: proporre una parziale significherebbe programmare un risultato deludente.
L’intervento richiede un’incisione leggermente più piccola, rimuove meno osso e conserva tutti i legamenti. Per questo il recupero iniziale è in genere più rapido e la sensazione riferita dai pazienti è spesso più vicina a quella di un ginocchio proprio.
C’è però un limite da conoscere prima di decidere. Nei registri internazionali il tasso di reintervento nel lungo periodo risulta più alto rispetto alla protesi totale, soprattutto per la possibile progressione dell’artrosi negli altri compartimenti.
Non è un difetto nascosto: è il prezzo di una scelta conservativa. Chi la accetta consapevolmente, sapendo che in futuro la parziale si può convertire in una totale, affronta il percorso con aspettative corrette.
In una protesi parziale i margini di errore sono stretti: le componenti sono piccole e devono inserirsi in un ginocchio che per il resto lavora come prima. Un allineamento impreciso si traduce in dolore o in un carico mal distribuito.
Il sistema robotico MAKO, utilizzato dal Dott. Drago, aiuta a costruire il progetto prima dell’intervento e a rispettarlo durante l’esecuzione, controllando posizione e allineamento e proteggendo le strutture da conservare.
Chi ha un’artrosi limitata al compartimento interno e sceglie di non intervenire può stare bene ancora a lungo, soprattutto con esercizio, controllo del peso e gestione del carico. È una strada legittima e spesso la prima da provare.
Va però considerato cosa succede se il quadro peggiora. Quando l’artrosi si estende agli altri compartimenti, la finestra per una protesi parziale si chiude e l’unica opzione protesica diventa la totale.
Per questo il tempismo conta: la parziale è un intervento che si può fare in una fase precisa della storia del ginocchio, e i controlli periodici servono proprio a capire se quella fase è ancora aperta.
Oltre agli esami preoperatori servono radiografie mirate, in genere sotto carico e con proiezioni dedicate, per valutare l’asse della gamba e lo stato reale dei compartimenti. È una verifica che non si può fare bene su immagini generiche.
Nel frattempo conviene allenare il quadricipite e mantenere il movimento: si arriva all’intervento con un ginocchio più pronto e le prime settimane diventano più semplici. Chi assume farmaci, ha allergie, fuma, ha il diabete o assume anticoagulanti ne parla in visita, non al ricovero.
Il paziente cammina con appoggio il giorno stesso o il giorno successivo all’intervento. Le stampelle si usano per un periodo in genere di 4 settimane e la fisioterapia serve a recuperare forza e movimento, più che a riconquistarli da zero.
Il ritorno alle attività leggere avviene di solito prima rispetto alla protesi totale, ma i tempi restano individuali. Gonfiore e fastidio a fine giornata possono accompagnare le prime settimane anche quando tutto procede come previsto.
Il fatto che il recupero sia più veloce non significa che si possa saltare la riabilitazione. Un ginocchio che smette di far male prima non è un ginocchio pronto prima: forza e controllo seguono tempi propri. I controlli li fisso a 20 giorni, 40 giorni, 3 mesi e 8 mesi dall’intervento; più avanti basta una radiografia di controllo ogni 3 anni.
Un lavoro d’ufficio si riprende in genere presto, spesso con la possibilità di alternare posizione seduta e in piedi. Chi lavora molte ore in piedi, sale scale o solleva pesi ha bisogno di più tempo e a volte di un rientro graduale. Il certificato di malattia viene rilasciato dal medico di reparto alla dimissione.
Per le attività di tutti i giorni il riferimento è di 6-8 settimane dopo una protesi totale e di 4-6 settimane dopo una protesi monocompartimentale. La differenza dipende anche da chi affronta i due interventi: chi riceve una protesi totale è spesso una persona anziana, per cui camminare senza stampelle e fare la spesa sono già un’attività consistente, mentre chi riceve una protesi parziale è mediamente più giovane e per ritorno alle attività intende il lavoro, se non lo sport.
Sul fronte sportivo, camminata, bicicletta, nuoto e attività a basso impatto rientrano per prime. Le attività con torsioni e impatti ripetuti si discutono caso per caso, ma andrebbero evitate, perché sollecitano in modo diverso l’impianto.
L’errore più frequente che vedo su questo intervento è proprio la fretta: il recupero rapido dà l’impressione di essere già a posto e porta ad aumentare lo sforzo troppo presto, prima che il ginocchio abbia recuperato stabilità e controllo.
I rischi generali sono quelli di ogni intervento protesico: infezione, trombosi venosa, rigidità, dolore persistente. Sono eventi poco frequenti, prevenuti con profilassi mirata, mobilizzazione precoce e controlli programmati.
A questi si aggiungono due rischi propri della protesi parziale. In alcuni casi, circa l’1%, si può verificare un cedimento dell’osso sotto l’impianto, in particolare nelle pazienti con osteoporosi ed età avanzata. Inoltre bisogna tenere conto che l’artrosi può progredire nei compartimenti non sostituiti negli anni successivi. Quando accade, il dolore cambia sede e caratteristiche, e questo va segnalato al controllo invece di essere interpretato come un peggioramento generico.
La domanda che ricevo più spesso è se sia meglio la parziale o la totale. La risposta onesta è che dipende dal ginocchio che ho davanti, non da una preferenza: se i criteri ci sono, la parziale è un’ottima opzione; se mancano, forzarla non conviene a nessuno.
In visita mostro le radiografie e spiego quale compartimento è compromesso e quali sono ancora integri. Trovo che vedere il proprio ginocchio aiuti a capire perché la scelta è quella, molto più di una spiegazione teorica.
Spiego anche l’eventualità della conversione a protesi totale, senza minimizzarla. È un’informazione che fa parte della decisione, non una complicazione da nominare dopo.
Gli interventi si svolgono presso l’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna.
Le visite si fanno negli ambulatori di Bologna, San Lazzaro di Savena, San Giorgio di Piano, Vignola, Imola, Pesaro e Trapani, così da poter scegliere la sede più comoda sia per la valutazione iniziale sia per i controlli successivi. A Trapani e a San Giorgio di Piano si svolgono soltanto visite.
L’intervento si esegue in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, oppure in libera professione per assicurati e non. Il costo dipende dalla struttura e dal regime di ricovero. Le informazioni precise vengono date dopo la prima visita, quando il quadro è definito.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
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