Protesi monocompartimentale

Sostituire solo la parte consumata del ginocchio

La protesi monocompartimentale, o parziale, riveste solo un compartimento consumato del ginocchio e conserva il resto dell’articolazione, compresi tutti i legamenti. Si rivolge a chi ha un’artrosi limitata a una sola zona, con ginocchio stabile e una deformità della gamba che non supera determinati parametri. Il recupero è in genere più rapido di quello della protesi totale. Qui trovi criteri, svolgimento, recupero, rischi e sedi.
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Durata
Circa 60 minuti
Anestesia
Spinale
Ricovero
3-5 giorni
Ripresa
4-6 settimane
Indicata per
Artrosi di un solo compartimento

Si sostituisce solo la parte consumata e il resto del ginocchio resta al suo posto

Il ginocchio è diviso in tre compartimenti. Molto spesso l’artrosi comincia da quello interno, in particolare nelle persone con gambe leggermente arcuate, e per anni resta confinata lì. Quando questo accade, sostituire l’intera articolazione non è l’unica strada possibile.

Se gli altri compartimenti e i legamenti sono in buone condizioni, si può rivestire solo la zona malata con due piccole componenti, una sul femore e una sulla tibia. I legamenti crociati restano al loro posto e continuano a controllare il movimento come prima.

È questo il motivo per cui molti pazienti operati di protesi parziale descrivono un ginocchio che sentono più simile al proprio: le strutture che danno al cervello le informazioni sulla posizione dell’articolazione non vengono rimosse.

I criteri per una protesi parziale sono stretti e vanno verificati uno per uno

Non tutte le ginocchia con artrosi sono adatte a questo tipo di intervento. La selezione è la parte più delicata del percorso, e si basa su elementi verificabili in visita e sulle immagini:

  • il dolore è localizzato in una zona precisa del ginocchio;
  • le radiografie e la risonanza mostrano un’artrosi limitata a un compartimento;
  • il legamento crociato anteriore è integro e il ginocchio è stabile;
  • la deformità della gamba non supera determinati parametri.

La protesi parziale ha candidati precisi: non è indicata nelle artriti infiammatorie né quando l’artrosi è diffusa a tutto il ginocchio. In quei casi la scelta corretta è la protesi totale: proporre una parziale significherebbe programmare un risultato deludente.

Rispetto alla totale si guadagna in naturalezza e si accetta un rischio di reintervento maggiore

L’intervento richiede un’incisione leggermente più piccola, rimuove meno osso e conserva tutti i legamenti. Per questo il recupero iniziale è in genere più rapido e la sensazione riferita dai pazienti è spesso più vicina a quella di un ginocchio proprio.

C’è però un limite da conoscere prima di decidere. Nei registri internazionali il tasso di reintervento nel lungo periodo risulta più alto rispetto alla protesi totale, soprattutto per la possibile progressione dell’artrosi negli altri compartimenti.

Non è un difetto nascosto: è il prezzo di una scelta conservativa. Chi la accetta consapevolmente, sapendo che in futuro la parziale si può convertire in una totale, affronta il percorso con aspettative corrette.

Su componenti così piccole il posizionamento pesa più che altrove

In una protesi parziale i margini di errore sono stretti: le componenti sono piccole e devono inserirsi in un ginocchio che per il resto lavora come prima. Un allineamento impreciso si traduce in dolore o in un carico mal distribuito.

Il sistema robotico MAKO, utilizzato dal Dott. Drago, aiuta a costruire il progetto prima dell’intervento e a rispettarlo durante l’esecuzione, controllando posizione e allineamento e proteggendo le strutture da conservare.

L’artrosi può estendersi agli altri compartimenti nel tempo

Chi ha un’artrosi limitata al compartimento interno e sceglie di non intervenire può stare bene ancora a lungo, soprattutto con esercizio, controllo del peso e gestione del carico. È una strada legittima e spesso la prima da provare.

Va però considerato cosa succede se il quadro peggiora. Quando l’artrosi si estende agli altri compartimenti, la finestra per una protesi parziale si chiude e l’unica opzione protesica diventa la totale.

Per questo il tempismo conta: la parziale è un intervento che si può fare in una fase precisa della storia del ginocchio, e i controlli periodici servono proprio a capire se quella fase è ancora aperta.

Le settimane prima dell’intervento fanno già parte del percorso

Oltre agli esami preoperatori servono radiografie mirate, in genere sotto carico e con proiezioni dedicate, per valutare l’asse della gamba e lo stato reale dei compartimenti. È una verifica che non si può fare bene su immagini generiche.

Nel frattempo conviene allenare il quadricipite e mantenere il movimento: si arriva all’intervento con un ginocchio più pronto e le prime settimane diventano più semplici. Chi assume farmaci, ha allergie, fuma, ha il diabete o assume anticoagulanti ne parla in visita, non al ricovero.

Il recupero è più rapido della protesi totale, ma non è immediato

Il paziente cammina con appoggio il giorno stesso o il giorno successivo all’intervento. Le stampelle si usano per un periodo in genere di 4 settimane e la fisioterapia serve a recuperare forza e movimento, più che a riconquistarli da zero.

Il ritorno alle attività leggere avviene di solito prima rispetto alla protesi totale, ma i tempi restano individuali. Gonfiore e fastidio a fine giornata possono accompagnare le prime settimane anche quando tutto procede come previsto.

Il fatto che il recupero sia più veloce non significa che si possa saltare la riabilitazione. Un ginocchio che smette di far male prima non è un ginocchio pronto prima: forza e controllo seguono tempi propri. I controlli li fisso a 20 giorni, 40 giorni, 3 mesi e 8 mesi dall’intervento; più avanti basta una radiografia di controllo ogni 3 anni.

Chi lavora in piedi ha tempi diversi da chi sta alla scrivania

Un lavoro d’ufficio si riprende in genere presto, spesso con la possibilità di alternare posizione seduta e in piedi. Chi lavora molte ore in piedi, sale scale o solleva pesi ha bisogno di più tempo e a volte di un rientro graduale. Il certificato di malattia viene rilasciato dal medico di reparto alla dimissione.

Per le attività di tutti i giorni il riferimento è di 6-8 settimane dopo una protesi totale e di 4-6 settimane dopo una protesi monocompartimentale. La differenza dipende anche da chi affronta i due interventi: chi riceve una protesi totale è spesso una persona anziana, per cui camminare senza stampelle e fare la spesa sono già un’attività consistente, mentre chi riceve una protesi parziale è mediamente più giovane e per ritorno alle attività intende il lavoro, se non lo sport.

Sul fronte sportivo, camminata, bicicletta, nuoto e attività a basso impatto rientrano per prime. Le attività con torsioni e impatti ripetuti si discutono caso per caso, ma andrebbero evitate, perché sollecitano in modo diverso l’impianto.

L’errore più frequente che vedo su questo intervento è proprio la fretta: il recupero rapido dà l’impressione di essere già a posto e porta ad aumentare lo sforzo troppo presto, prima che il ginocchio abbia recuperato stabilità e controllo.

Il rischio specifico riguarda le parti di ginocchio che sono state conservate

I rischi generali sono quelli di ogni intervento protesico: infezione, trombosi venosa, rigidità, dolore persistente. Sono eventi poco frequenti, prevenuti con profilassi mirata, mobilizzazione precoce e controlli programmati.

A questi si aggiungono due rischi propri della protesi parziale. In alcuni casi, circa l’1%, si può verificare un cedimento dell’osso sotto l’impianto, in particolare nelle pazienti con osteoporosi ed età avanzata. Inoltre bisogna tenere conto che l’artrosi può progredire nei compartimenti non sostituiti negli anni successivi. Quando accade, il dolore cambia sede e caratteristiche, e questo va segnalato al controllo invece di essere interpretato come un peggioramento generico.

Come affronto questa scelta con i miei pazienti

La domanda che ricevo più spesso è se sia meglio la parziale o la totale. La risposta onesta è che dipende dal ginocchio che ho davanti, non da una preferenza: se i criteri ci sono, la parziale è un’ottima opzione; se mancano, forzarla non conviene a nessuno.

In visita mostro le radiografie e spiego quale compartimento è compromesso e quali sono ancora integri. Trovo che vedere il proprio ginocchio aiuti a capire perché la scelta è quella, molto più di una spiegazione teorica.

Spiego anche l’eventualità della conversione a protesi totale, senza minimizzarla. È un’informazione che fa parte della decisione, non una complicazione da nominare dopo.

Dove si esegue l’intervento e come si definisce il costo

Gli interventi si svolgono presso l’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna.

Le visite si fanno negli ambulatori di Bologna, San Lazzaro di Savena, San Giorgio di Piano, Vignola, Imola, Pesaro e Trapani, così da poter scegliere la sede più comoda sia per la valutazione iniziale sia per i controlli successivi. A Trapani e a San Giorgio di Piano si svolgono soltanto visite.

L’intervento si esegue in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, oppure in libera professione per assicurati e non. Il costo dipende dalla struttura e dal regime di ricovero. Le informazioni precise vengono date dopo la prima visita, quando il quadro è definito.

Chi ha scritto questa pagina

Dott. Gabriele Drago

Ortopedico, specialista del ginocchio

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.

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Domande frequenti

Quanto dura una protesi parziale?
La maggior parte delle protesi monocompartimentali funziona per molti anni, con una durata media che nei registri risulta leggermente inferiore a quella della protesi totale: a 10 anni circa il 90% delle protesi monocompartimentali risulta ancora in sede, a 15 anni fra il 70 e l’81% a seconda dei registri. La variabilità individuale è ampia e dipende anche da peso, attività e stato dei compartimenti conservati.
Si può fare dopo i 70 anni?
Sì, l’età da sola non è un limite. Contano lo stato del ginocchio, la stabilità dei legamenti e le condizioni generali della persona. Alcuni pazienti con criteri favorevoli arrivano a questo intervento anche più avanti negli anni.
Dopo si può passare alla protesi totale?
Sì, se in futuro l’artrosi coinvolge altre parti del ginocchio. È un intervento conosciuto, che si pianifica come qualsiasi altro. Sapere in anticipo che questa possibilità esiste aiuta a vivere la scelta iniziale con più serenità.
La cicatrice è più piccola rispetto alla protesi totale?
In genere sì, perché l’accesso all’articolazione è più limitato rispetto a quello necessario per una protesi totale. La differenza estetica però non è il motivo per cui si sceglie una parziale: la ragione clinica resta la conservazione dell’osso e dei legamenti.
Si può operare anche l’altro ginocchio?
Sì, di norma in due tempi distinti. Ogni ginocchio viene valutato per conto proprio: può capitare che da un lato ci siano i criteri per una parziale e dall’altro la scelta corretta sia una protesi totale.
Dopo quanto si torna a guidare?
Si riprende quando il controllo della gamba è sicuro, non servono più le stampelle e non si assumono farmaci che riducono i riflessi: in media circa 5 settimane dall’intervento. Il limite non è dato dall’impianto, ma da quanto il paziente tollera il dolore e controlla la gamba: la variabilità va dalle 3 alle 6 settimane.
Ci si può inginocchiare?
Inginocchiarsi dopo una protesi è sconsigliato, anche quando è parziale. Molti pazienti con protesi monocompartimentale riferiscono meno fastidio rispetto a chi ha una protesi totale, ma chi lo fa comunque non dovrebbe farlo prima di 6-8 settimane dall’intervento. Chi per lavoro deve farlo spesso lo segnala in visita, perché entra nella valutazione complessiva.
Si sente la differenza rispetto al ginocchio non operato?
Molte persone riferiscono una sensazione vicina a quella naturale, altre percepiscono comunque una differenza nei movimenti più impegnativi. È un aspetto soggettivo, che dipende anche dallo stato del ginocchio opposto, dall’età e dal livello di attività della persona.

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