Operare attraverso piccoli accessi
L’artroscopia è una tecnica chirurgica che permette di vedere e trattare l’interno del ginocchio attraverso due o tre piccole incisioni, grandi pochi millimetri. Il chirurgo introduce una microtelecamera e strumenti sottili, e lavora osservando l’articolazione su uno schermo.
Detto così sembra un intervento a sé. In realtà è il modo con cui si entra nel ginocchio: quello che conta davvero è ciò che si fa una volta dentro, e questo cambia da paziente a paziente.
Capire questa distinzione evita molti equivoci. Due persone operate «in artroscopia» lo stesso giorno possono avere percorsi completamente diversi nelle settimane successive.
Le situazioni che si affrontano con questa tecnica sono soprattutto queste:
Ognuno di questi gesti ha una durata e vincoli propri. Una rimozione di corpo libero permette di camminare quasi subito; una ricostruzione legamentosa richiede molto più tempo.
L’artroscopia non è una cura dell’artrosi. Per diversi anni si è proposta l’artroscopia a pazienti artrosici, nel tentativo di tamponare i sintomi e rimandare il momento della protesi.
Tuttavia gli studi recenti hanno dimostrato che «pulire» un ginocchio artrosico non dà benefici duraturi rispetto alla fisioterapia, anzi l’intervento ha spesso effetti deleteri, e questo ha cambiato le indicazioni negli ultimi anni.
Per l’artrosi esistono altre strade, da scegliere in base allo stadio: trattamenti conservativi ed esercizio, le infiltrazioni, l’osteotomia che si valuta caso per caso quando l’asse della gamba è alterato, la protesi parziale o totale nelle fasi avanzate.
Questo non significa che un ginocchio artrosico non possa avere un problema meccanico da risolvere. Significa che l’intervento va proposto per quel problema specifico, non come pulizia generica.
L’indicazione nasce dalla visita e dall’esame clinico, con la risonanza a confermare l’ipotesi. Un referto che elenca reperti non equivale a un’indicazione chirurgica: molti di quei reperti si trovano anche in ginocchia che non fanno male.
Ci sono però situazioni in cui aspettare peggiora le cose. Un ginocchio bloccato che non si distende, un corpo libero che si incastra ripetutamente o una lesione meniscale riparabile in un paziente giovane hanno una finestra temporale da rispettare.
Dopo l’anestesia il chirurgo pratica le due piccole incisioni e riempie l’articolazione di liquido per distendere i tessuti e avere una buona visione. Il primo passo non è trattare, ma controllare in modo sistematico tutte le strutture del ginocchio.
È un passaggio che serve a evitare sorprese: capita di trovare una lesione diversa da quella attesa o una seconda alterazione che spiega meglio i sintomi. Solo dopo questa ricognizione si esegue il trattamento previsto.
Al termine le incisioni si chiudono con pochi punti riassorbibili, e il ginocchio viene fasciato. La durata complessiva dipende quasi interamente da quale gesto è stato necessario.
Servono gli esami preoperatori indicati dalla struttura e una valutazione anestesiologica. Chi assume anticoagulanti o antiaggreganti deve segnalarlo con anticipo, perché la gestione va concordata giorni prima e non il mattino dell’intervento.
È utile arrivare con il ginocchio il meno gonfio possibile e con il quadricipite attivo, anche solo con esercizi semplici a casa. Un muscolo che non si è spento del tutto riparte molto più in fretta.
Sul piano pratico, conviene organizzare il rientro a casa: qualcuno che accompagni, le stampelle e il ghiaccio già pronti, un posto dove tenere la gamba sollevata nelle prime giornate.
Dopo un’artroscopia semplice si cammina già il giorno stesso, aiutati dalle stampelle per qualche giorno. Il ghiaccio e gli esercizi indicati aiutano a ridurre il gonfiore, che è il fattore che più condiziona le prime settimane.
Dopo una meniscectomia le stampelle si usano in genere per circa una settimana e il primo controllo si fissa a venti giorni dall’intervento.
I tempi si allungano quando durante l’artroscopia si esegue una sutura del menisco o una ricostruzione dei legamenti: in quei casi il carico e i movimenti vanno protetti, con programmi che si misurano in settimane o in mesi.
Le cicatrici piccole ingannano. È l’intervento eseguito all’interno a decidere i tempi, e conoscerli prima evita di programmare un rientro al lavoro sulla base dell’aspetto esterno del ginocchio.
Per un lavoro sedentario spesso bastano pochi giorni dopo un’artroscopia semplice, con la possibilità di tenere la gamba sollevata. Per lavori che richiedono di stare in piedi, salire scale o sollevare pesi servono tempi più lunghi. Il certificato di malattia viene rilasciato dal medico di reparto alla dimissione.
Per lo sport, le attività a basso impatto rientrano per prime, mentre corsa e cambi di direzione seguono solo quando forza e controllo sono tornati. Il gonfiore che ricompare dopo un’attività è un segnale utile: indica che il carico è stato eccessivo.
L’errore più frequente è confondere l’assenza di dolore con la guarigione, e riprendere tutto nella stessa settimana. Il ginocchio risponde in genere a distanza di giorni, non nel momento dello sforzo.
L’artroscopia è un intervento con un basso tasso di complicanze. Possono verificarsi gonfiore prolungato, versamento, infezione e trombosi venosa, eventi rari che si prevengono con protocolli specifici e con la mobilizzazione precoce.
Vanno segnalati senza aspettare il controllo programmato: febbre, arrossamento e calore intorno alle incisioni, secrezione dalle ferite, un polpaccio gonfio e dolente, oppure un dolore che aumenta di giorno in giorno invece di ridursi.
Prima di proporre un’artroscopia mi assicuro che ci sia una domanda chiara a cui rispondere. Se non riesco a spiegare al paziente quale problema meccanico intendo risolvere, l’indicazione non è ancora matura.
Spiego anche le possibili varianti: cosa farei se trovassi una lesione riparabile invece che una lesione da rimuovere, e come cambierebbero i tempi. Così la persona firma un consenso che copre le situazioni realistiche, non una sola ipotesi.
Dopo l’intervento consegno indicazioni scritte su carico, ghiaccio, esercizi e segnali da riferire, e fisso un controllo. Le prime due settimane sono quelle in cui le domande arrivano più spesso, ed è giusto avere un riferimento.
Gli interventi si svolgono presso l’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna.
Le visite si fanno negli ambulatori di Bologna, San Lazzaro di Savena, San Giorgio di Piano, Vignola, Imola, Pesaro e Trapani, così da poter scegliere la sede più comoda sia per la valutazione iniziale sia per i controlli successivi. A Trapani e a San Giorgio di Piano si svolgono soltanto visite.
L’intervento può essere eseguito in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, oppure in libera professione per assicurati e non. Il costo dipende dalla struttura, dal regime di ricovero e dal tipo di gesto eseguito. Le informazioni precise vengono date dopo la prima visita, quando l’intervento previsto e la sede sono definiti.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
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