L’artroscopia serve per l’artrosi del ginocchio?
di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura
No. Gli studi hanno mostrato che «pulire» in artroscopia un ginocchio artrosico non dà benefici duraturi rispetto a esercizio e fisioterapia e che, anzi, l’intervento ha spesso effetti deleteri: le linee guida internazionali lo sconsigliano. Resta un ruolo limitato quando c’è un vero blocco meccanico. Per l’artrosi esistono altre strade, dall’esercizio alla protesi.
Nell’artrosi la pulizia artroscopica non cambia il decorso
È una delle conversazioni più delicate che ho in ambulatorio. Arriva un paziente con il ginocchio che fa male da mesi, la radiografia mostra l’artrosi e qualcuno gli ha detto che «con una piccola pulizia in artroscopia» starebbe meglio.
Capisco l’attrattiva della proposta: intervento breve, piccoli fori, ritorno a casa in giornata. E capisco anche da dove nasce: per diversi anni l’artroscopia è stata proposta ai pazienti artrosici proprio per tamponare i sintomi e rimandare il momento della protesi. Ma su questo punto le prove scientifiche sono concordi da vent’anni, e ritengo doveroso spiegarle con onestà: l’intervento non solo non serve, ma ha spesso effetti deleteri.
L’artroscopia del ginocchio ha indicazioni precise, e l’artrosi, salvo eccezioni, non rientra tra queste: qui spiego perché.
L’artrosi è un problema di tutta l’articolazione
L’artrosi è un’usura progressiva della cartilagine, il rivestimento liscio che copre le estremità delle ossa. Con gli anni la cartilagine si assottiglia, l’osso sottostante si modifica, compaiono escrescenze ossee e la membrana interna si infiamma a fasi alterne.
È un processo che coinvolge l’intera articolazione: cartilagine, osso, menischi, capsula, muscoli. Non c’è un singolo pezzo rotto da riparare, e questo cambia tutto.
L’artroscopia di pulizia, chiamata tecnicamente lavaggio e debridement, lava l’articolazione e regolarizza le superfici irregolari. Può dare un sollievo temporaneo, ma non ricostruisce la cartilagine e non modifica il carico che l’ha consumata: ecco perché, nel tempo, il dolore tende a tornare.
Vent’anni di studi dicono la stessa cosa
Le prove si sono accumulate in modo coerente, con studi di buona qualità pubblicati sulle riviste più autorevoli.
| Studio | Anno | Confronto | Risultato |
|---|---|---|---|
| Moseley, New England Journal of Medicine | 2002 | Artroscopia contro intervento simulato in 180 pazienti | Nessuna differenza rilevante a due anni |
| Kirkley, New England Journal of Medicine | 2008 | Artroscopia più fisioterapia contro sola fisioterapia, 178 pazienti | Nessun beneficio aggiuntivo dell’intervento |
| Thorlund, BMJ | 2015 | Revisione degli studi sul ginocchio degenerativo | Beneficio piccolo e di breve durata, rischi non trascurabili |
| Siemieniuk, BMJ | 2017 | Raccomandazione clinica di un panel internazionale | Raccomandazione forte contro l’artroscopia in quasi tutti i pazienti |
Il fatto che studi diversi, con metodi diversi, arrivino alle stesse conclusioni rende il quadro particolarmente solido.
Le linee guida hanno recepito queste evidenze
Le raccomandazioni internazionali seguono la stessa direzione. Le linee guida del NICE britannico, aggiornate nel 2022, indicano di non proporre il lavaggio e la pulizia artroscopica come trattamento dell’artrosi, a meno che il ginocchio presenti un vero blocco meccanico.
Questo non significa che al paziente con artrosi non si possa offrire nulla. Significa che l’artroscopia non è lo strumento giusto per quel problema, e che le energie vanno indirizzate verso trattamenti che hanno mostrato di funzionare.
Quando un paziente arriva con una proposta di artroscopia per artrosi, quindi, non mi limito a dire di no: spiego cosa dicono gli studi e passiamo in rassegna le alternative, che sono molte più di quanto si pensi.
Il blocco meccanico è l’eccezione che resta
Esiste una situazione in cui l’artroscopia mantiene un ruolo anche in un ginocchio artrosico: il blocco vero. Un frammento di cartilagine o di osso staccato, un corpo libero, si incastra tra le superfici e impedisce di piegare o distendere la gamba.
In quel caso rimuoverlo risolve l’ostacolo meccanico e restituisce movimento, anche se non cura l’artrosi sottostante e non modifica il dolore che dipende dall’usura.
La parola chiave è «vero». Un ginocchio che fa fatica a piegarsi per dolore e rigidità non è un ginocchio bloccato: la distinzione si fa in visita, ed è decisiva per non proporre un intervento inutile.
Dopo i cinquant’anni la lesione del menisco fa parte dell’usura
Molti pazienti mi portano una risonanza che parla di rottura del menisco e chiedono di essere operati. Quasi tutte le artroscopie che eseguo riguardano effettivamente i menischi, ma proprio per questo la selezione conta: dopo una certa età le lesioni meniscali sono un reperto comune anche in persone senza dolore, perché fanno parte del processo di invecchiamento dell’articolazione, come le rughe sulla pelle.
Gli studi hanno mostrato che, in presenza di artrosi e senza blocchi veri, rimuovere quella porzione di menisco non offre vantaggi rispetto a un buon programma di esercizio.
Per questo, quando il quadro è degenerativo, propongo di partire dall’esercizio e rivalutare dopo alcune settimane. Se i sintomi sono davvero meccanici, emergono con chiarezza; se invece migliorano, l’intervento non serviva.
Distinguere il dolore da artrosi da quello meccanico
È la parte più utile della visita, e si basa più sul racconto che sulle immagini.
Il dolore da artrosi tende a essere diffuso, peggiora dopo lo sforzo e dà una rigidità mattutina che si scioglie in poco tempo. Va a fasi, con periodi buoni e periodi difficili, e spesso risente del carico complessivo della giornata.
Il dolore meccanico è più localizzato, compare con gesti precisi come torsioni e accosciate, e si accompagna a blocchi veri o a scatti ripetuti. Per distinguerli chiedo una radiografia in piedi, sotto carico, che mostra quanto spazio resta tra le ossa. La risonanza aggiunge dettagli, ma dopo una certa età mostra spesso alterazioni che non spiegano i sintomi.
Operare un ginocchio artrosico ha comunque un costo
Anche quando l’intervento va bene, non è a costo zero. L’artroscopia ha un basso tasso di complicanze, ma infezione, trombosi e gonfiore prolungato restano possibili: se il beneficio atteso è piccolo e temporaneo, anche un rischio basso pesa molto nella bilancia.
C’è poi un aspetto meno noto, ed è il motivo per cui parlo di effetti deleteri. In un ginocchio con cartilagine consumata il recupero dopo l’artroscopia è spesso più lento: dolore e versamento possono durare settimane e, in una quota non trascurabile di casi, i sintomi restano peggiori di prima dell’intervento.
Vale anche per le aspettative pratiche: il dolore dei primi giorni e i giorni di riposo necessari ci sono comunque, anche quando il beneficio sull’artrosi è scarso.
Per l’artrosi le strade efficaci esistono
La buona notizia è che le alternative non mancano, e si scelgono in base allo stadio dell’artrosi, all’età e alle esigenze della persona:
- esercizio terapeutico: rinforzo di quadricipite e anca, equilibrio, attività aerobica a basso impatto. È la base raccomandata da tutte le linee guida;
- controllo del peso: anche una riduzione moderata alleggerisce il carico a ogni passo;
- farmaci, per brevi periodi e su indicazione medica, nelle fasi di dolore;
- infiltrazioni, utili in alcune fasi per ridurre infiammazione o dolore;
- osteotomia, che corregge l’asse della gamba e sposta il carico verso la parte sana, in pazienti selezionati;
- protesi, parziale o totale, quando l’artrosi è avanzata e limita la vita quotidiana nonostante le altre cure.
Come imposto il percorso in ambulatorio
Il primo passo è capire quanto è avanzata l’artrosi e quanto pesa sulla vita della persona. Una radiografia sotto carico, la visita e qualche domanda sulle giornate tipo dicono molto più di una risonanza richiesta in automatico.
Poi definiamo l’obiettivo insieme: camminare senza dolore, tornare a fare le scale, riprendere la bicicletta, dormire meglio. È l’obiettivo a orientare la scelta tra le diverse opzioni, non l’immagine radiografica.
Infine fisso un percorso con tempi definiti e un controllo. Se dopo qualche mese la situazione non migliora, rivalutiamo insieme senza ricominciare da zero: spesso il passo successivo è già chiaro dalla prima visita, e serve solo capire quando farlo.
Domande frequenti
La risonanza dice che ho il menisco rotto: perché non mi operate?
Dopo una certa età le lesioni meniscali si trovano spesso anche in ginocchia senza sintomi. Se è presente artrosi e non ci sono blocchi veri, rimuovere quel frammento non offre vantaggi rispetto all’esercizio. Serve una visita per capire cosa causa davvero il dolore.
L’acido ialuronico può sostituire l’artroscopia?
Sono trattamenti diversi, con obiettivi diversi. Le infiltrazioni possono ridurre i sintomi in alcune fasi dell’artrosi, ma non rimuovono nulla e non hanno effetto sui blocchi meccanici. La scelta si fa caso per caso, insieme.
Ho già fatto un’artroscopia e il dolore è tornato: cosa faccio?
Si riparte da una valutazione completa: visita, radiografia sotto carico e, se utile, altri esami. Le opzioni dipendono dallo stadio dell’artrosi e dalle tue esigenze, e possono andare dalla riabilitazione mirata fino alla chirurgia protesica.
Quando si comincia a parlare di protesi?
Quando l’artrosi è avanzata, il dolore limita le attività quotidiane e le altre cure non bastano più. Non è una decisione che si prende guardando solo la radiografia: contano il dolore, la funzione, l’età e ciò che la persona vuole tornare a fare.
Se muovermi fa male, l’esercizio non peggiora l’artrosi?
No, se dosato correttamente. L’esercizio adeguato riduce il dolore nel medio periodo e migliora la funzione, mentre l’inattività indebolisce i muscoli e peggiora la situazione. All’inizio serve gradualità e, spesso, la guida di un fisioterapista.
Il mio ginocchio artrosico ogni tanto si blocca: rientro nell’eccezione?
Forse, e vale la pena verificarlo. Un blocco vero, in cui il ginocchio non si distende per un ostacolo meccanico, è diverso dalla rigidità dolorosa. Solo la visita permette di distinguerli e di capire se un intervento mirato può aiutare.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
Categorie: Artroscopia e osteotomia