La placca dell’osteotomia va tolta?
di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura
Di solito la placca dell’osteotomia si rimuove, pur non essendo una regola assoluta: quando l’osso è guarito non ha più una funzione e spesso dà qualche fastidio, perché si trova in una zona coperta da pochi tessuti. Si toglie anche quando irrita i tendini vicini o quando serve per un intervento successivo, come una protesi; se è ben tollerata può invece restare dov’è. Qui trovi quando conviene toglierla e come si svolge.
Di solito la placca si rimuove, ma non è una regola assoluta
Questa domanda arriva in due momenti. Prima dell’intervento, da chi non vuole «portarsi dietro il ferro» per tutta la vita; oppure qualche mese dopo, quando il ginocchio va meglio e il paziente comincia a sentire sotto le dita il profilo della placca nella parte interna della tibia.
In entrambi i casi la risposta è la stessa: di solito la placca si rimuove, perché nella posizione in cui si trova può dare alcuni fastidi, ma non è una regola assoluta. Una placca davvero ben tollerata può restare dov’è senza creare problemi, e un intervento in più senza un beneficio concreto non ha senso.
Nell’osteotomia del ginocchio la placca tiene l’osso nella nuova posizione fino alla guarigione. Qui mi concentro solo su di lei: a cosa serve, quando dà fastidio e come si decide se toglierla.
Serve come un’impalcatura, poi diventa superflua
Durante l’osteotomia la tibia viene tagliata e riposizionata con l’angolo desiderato. La placca, fissata all’osso con delle viti, tiene ferma quella posizione mentre l’osso guarisce.
Il paragone che uso più spesso è quello dell’impalcatura: indispensabile durante la costruzione, superflua quando l’edificio sta in piedi da solo. Una volta completata la guarigione, la correzione è mantenuta dall’osso, non dal metallo.
Le placche usate oggi sono in genere in titanio o in acciaio, materiali ben tollerati dall’organismo. Non arrugginiscono, non si consumano e, nella grande maggioranza dei casi, non danno reazioni: il problema non è il materiale, ma lo spazio che occupa in una zona dove i tessuti sono sottili. Per questo una placca che non si fa sentire può restare in sede, mentre più spesso finisce per essere rimossa.
Va detto che le placche moderne sono anche più sottili e sagomate rispetto a quelle di vent’anni fa, e questo riduce la quota di pazienti che le percepisce sotto la pelle.
Il fastidio dipende soprattutto da quanto tessuto copre la placca
La parte interna della tibia, subito sotto il ginocchio, è coperta da pochi tessuti: pelle, un sottile strato di grasso e alcuni tendini. La placca si trova esattamente lì, e in alcune persone si percepisce al tatto.
Il fastidio, quando c’è, compare in situazioni precise: quando ci si inginocchia, quando si accavallano le gambe, quando si urta la zona contro un mobile, oppure durante attività come lo sci con scarponi alti o il ciclismo con determinate posizioni.
C’è poi una forma diversa di disturbo: l’irritazione dei tendini che scorrono sopra la placca, che dà dolore durante il movimento. Non tutti avvertono questi problemi: molti pazienti convivono con la placca per anni senza accorgersene, soprattutto chi ha una copertura di tessuti più abbondante.
Quando si rimuove e quando invece si lascia dov’è
Le situazioni tipiche sono poche e abbastanza definite. Vale la pena metterle in ordine, tenendo presente che ogni decisione resta individuale.
| Situazione | Indicazione abituale |
|---|---|
| Placca ben tollerata, nessun disturbo | Si lascia in sede |
| Fastidio nell’inginocchiarsi o urtando la zona | Si rimuove, a guarigione avvenuta |
| Irritazione dei tendini con dolore al movimento | Si rimuove |
| Necessità futura di una protesi di ginocchio | Si rimuove, prima o durante quell’intervento |
| Osso non ancora guarito | Non si rimuove, si attende |
Il criterio che guida tutto resta uno: la placca si toglie quando dà disturbo, e succede abbastanza spesso. Non è quindi un passaggio automatico del percorso, ma nella pratica è l’esito più frequente; chi invece non la sente può lasciarla dov’è.
Distinguere il dolore della placca da quello dell’articolazione è decisivo
È la valutazione che faccio con più attenzione, perché togliere la placca a chi ha un dolore di origine articolare non porta alcun beneficio.
Il dolore legato alla placca ha caratteristiche riconoscibili: è localizzato proprio sopra il metallo, si risveglia premendo con le dita o urtando la zona, peggiora nell’appoggio in ginocchio. A volte si accompagna a uno scatto o a un bruciore quando si piega il ginocchio.
Il dolore dell’artrosi, invece, è più profondo, legato al carico e al cammino, spesso accompagnato da gonfiore dopo le attività. In caso di dubbio la visita si completa con radiografie recenti e con l’esame clinico della zona: premere sopra la placca, piegare il ginocchio e confrontare il dolore che si ottiene con quello che la persona avverte camminando aiuta a capire da dove arriva.
La rimozione si programma solo dopo la guarigione completa dell’osso
Questo è un punto non negoziabile. Rimuovere la placca prima che l’osso sia guarito significa rischiare di perdere la correzione ottenuta, e quindi vanificare l’intervento.
La guarigione si verifica con le radiografie, che mostrano la formazione di osso nuovo nel punto del taglio. Solo quando quell’immagine è convincente si può parlare di rimozione.
I tempi, quindi, si stabiliscono sulle immagini e non sul calendario, e vanno valutati caso per caso, dentro il recupero dei primi mesi.
Nei pazienti in cui la guarigione è stata più lenta, l’attesa si allunga ulteriormente: la prudenza, in questo passaggio, vale più della fretta di togliere il metallo.
L’intervento di rimozione è semplice, ma non è a rischio zero
Rimuovere una placca è molto più semplice che posizionarla. Si riapre in parte la cicatrice precedente, si svitano le viti e si estrae la placca. Spesso si approfitta della stessa seduta per una breve artroscopia, se serve controllare l’interno del ginocchio.
È un intervento molto più leggero del primo, e il regime di ricovero si definisce caso per caso. Nella maggior parte dei casi si cammina subito, eventualmente con una stampella nei primi giorni, e si torna alle attività quotidiane in tempi brevi.
Restano comunque i rischi di qualunque intervento, seppure contenuti: infezione della ferita, ematoma, una zona di pelle meno sensibile vicino alla cicatrice. Raramente una vite può risultare difficile da estrarre. È il motivo per cui non propongo la rimozione a chi non ha alcun disturbo.
Come l’osteotomia, anche la rimozione si esegue presso l’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna, in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale oppure in libera professione per assicurati e non.
Se in futuro serve una protesi, la placca va tolta
È l’altra situazione in cui la rimozione diventa necessaria. Se negli anni l’artrosi progredisce e si rende utile una protesi di ginocchio, la placca e le viti possono interferire con il posizionamento delle componenti.
Si può procedere in due modi: rimuovere la placca in un intervento separato, alcuni mesi prima, oppure toglierla durante lo stesso intervento protesico. La scelta dipende dalla posizione della placca, dalle condizioni della pelle e dalle preferenze del chirurgo.
In entrambi i casi, la presenza di una placca non impedisce di impiantare una protesi: resta da capire quanto dura il risultato di un’osteotomia, cioè quanto a lungo riesce a rimandare quel momento.
Cosa consiglio ai miei pazienti su questo tema
Il consiglio è di non decidere prima dell’intervento. Aspettiamo che l’osso guarisca e vediamo come va: se la placca non dà disturbi può tranquillamente restare, anche se nella maggior parte dei casi qualche fastidio compare e si finisce per toglierla.
Se invece limita lo sport, dà dolore quando ci si inginocchia o crea fastidio nel lavoro quotidiano, ne parliamo e valutiamo insieme la rimozione, scegliendo un periodo comodo dal punto di vista lavorativo e familiare.
Ai controlli, fissati a 20 giorni, 40 giorni, 3 mesi e 8 mesi dall’intervento, chiedo come si comporta la zona della placca. Quello che chiedo, in ogni caso, è di riferire i sintomi invece di conviverci in silenzio. Il fastidio della placca è un problema piccolo rispetto all’osteotomia, ma è anche uno dei più semplici da risolvere quando viene raccontato invece di essere sopportato per anni.
Domande frequenti
La placca può rompersi?
È un evento raro, che si verifica soprattutto quando l’osso non guarisce nei tempi previsti e la placca resta a lungo l’unico sostegno del segmento operato. Per questo la guarigione viene seguita con controlli radiografici programmati.
Si possono togliere solo le viti?
In alcuni casi si rimuovono solo le viti che danno fastidio o che sporgono, ma in genere, se il disturbo è legato alla placca, si preferisce toglierla per intero. Lasciare metà impianto raramente risolve il problema.
Dopo la rimozione il ginocchio perde la correzione?
No, se l’osso è completamente guarito. A quel punto la correzione è mantenuta dall’osso stesso e non più dalla placca, che diventa un elemento passivo. È proprio per questo che la rimozione non si anticipa.
La placca suona ai controlli negli aeroporti?
Può succedere, anche se con le apparecchiature attuali è meno frequente. Non serve un certificato particolare, ma può essere utile portare con sé una copia della lettera di dimissione, soprattutto nei viaggi all’estero, dove spiegare la situazione può risultare più complicato.
Posso fare una risonanza magnetica con la placca?
In genere sì: le placche in titanio sono compatibili con la risonanza. Basta segnalarne la presenza al momento della prenotazione, indicando il tipo di impianto riportato nella documentazione dell’intervento, così che il centro possa scegliere la sequenza più adatta e ridurre gli artefatti dell’immagine.
Quando si torna allo sport dopo la rimozione?
Di solito in poche settimane. Per un periodo conviene evitare sport con impatti o urti diretti sulla tibia, perché l’osso deve riempire i piccoli fori lasciati dalle viti. I tempi precisi si concordano al controllo.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
Categorie: Artroscopia e osteotomia