Effetti collaterali delle infiltrazioni di cortisone
di Dott. Gabriele Drago 9 min di lettura
Gli effetti collaterali delle infiltrazioni di cortisone sono per lo più lievi e temporanei: dolore nel punto dell’iniezione, un peggioramento del fastidio nelle prime ore, rossore passeggero al viso e, in chi ha il diabete, glicemia più alta per qualche giorno. Nelle persone con glaucoma il farmaco può far salire la pressione oculare, e per questo il glaucoma è una controindicazione relativa. Le complicanze importanti sono rare. Qui spiego cosa aspettarsi e quando chiamare.
Quasi tutti gli effetti sono locali, lievi e durano meno di due giorni
Prima di ogni infiltrazione dedico qualche minuto a spiegare cosa potrebbe succedere nei giorni successivi. Non è una formalità: è il modo migliore per evitare telefonate allarmate per un viso arrossato e, allo stesso tempo, per far riconoscere i pochi segnali che contano.
Nella grande maggioranza dei casi il decorso è semplice. Un po’ di indolenzimento nel punto dell’ago, qualche ora di fastidio, e poi il miglioramento che inizia tra il secondo e il quinto giorno.
Gli effetti generali esistono ma sono contenuti e transitori, e le complicanze serie sono rare: le infiltrazioni articolari restano una procedura ambulatoriale di pochi minuti. Qui parlo soltanto degli effetti indesiderati.
L’indolenzimento del punto d’iniezione è la regola, non l’eccezione
Il disturbo più comune è anche il meno preoccupante: un fastidio locale dove è entrato l’ago, che dura poche ore o al massimo un paio di giorni.
A volte resta un piccolo livido, soprattutto in chi assume farmaci che fluidificano il sangue. Anche questo si risolve da solo e non richiede nulla, se non un po’ di pazienza.
Ghiaccio avvolto in un panno, 15-20 minuti alla volta, e qualche ora di riguardo bastano nella maggior parte dei casi. Se il fastidio è più intenso, ne parliamo prima di prendere farmaci di iniziativa.
La riacutizzazione delle prime ore ha una spiegazione precisa
Una parte dei pazienti avverte, nelle prime 24-48 ore, un dolore più intenso di quello di partenza, a volte con un po’ di gonfiore. È l’effetto che spaventa di più, perché sembra il contrario di quello che ci si aspetta.
Si pensa che dipenda da una reazione della membrana dell’articolazione ai microcristalli del farmaco, che impiegano qualche ora a sciogliersi. È fastidiosa ma si risolve da sola, e di solito lascia il posto al miglioramento vero.
Quando avviso in anticipo i pazienti di questa possibilità, la vivono con molta più tranquillità. Sapere che può succedere trasforma un allarme in un contrattempo previsto.
Nelle infiltrazioni superficiali la pelle può cambiare colore
Questo effetto riguarda soprattutto le iniezioni vicino a un tendine del polso, del gomito o del piede, non quelle profonde dentro il ginocchio.
Il cortisone che resta sotto la pelle può ridurre il grasso sottocutaneo e schiarire la cute, lasciando una piccola area più chiara o leggermente infossata. Nella maggior parte dei casi migliora nel giro di alcuni mesi, anche se può non scomparire del tutto.
Per ridurre questa possibilità, nelle sedi superficiali scelgo con attenzione il farmaco, la dose e il punto d’ingresso, e limito le ripetizioni nella stessa zona.
Una parte del farmaco entra in circolo e dà effetti generali
Dall’articolazione una quota di cortisone passa nel sangue. Per questo alcuni effetti si avvertono anche lontano dal ginocchio, e in genere nei primi giorni.
| Effetto | Quando compare | Cosa fare |
|---|---|---|
| Viso arrossato e caldo | Poche ore dopo, per 1-2 giorni | Nulla, passa da solo |
| Glicemia più alta | Nei giorni successivi, nei diabetici | Controllarla più spesso |
| Rialzo della pressione oculare | Primi giorni, in chi ha il glaucoma | Valutazione con l’oculista prima di procedere |
| Rialzo temporaneo della pressione | Primi giorni, in chi è iperteso | Misurarla e segnalare valori anomali |
| Insonnia o senso di agitazione | Prime notti | Nulla, si risolve spontaneamente |
| Irregolarità del ciclo mestruale | Occasionale | Segnalarlo se si ripete |
Sono tutti effetti transitori. Alle dosi usate per un’infiltrazione, invece, il cortisone non fa ingrassare e non causa i problemi tipici delle terapie prolungate per bocca.
Per chi ha il diabete servono controlli in più nei giorni successivi
Il diabete non impedisce di fare un’infiltrazione, ma richiede qualche attenzione pratica, che spiego prima della seduta.
Nei giorni successivi consiglio di misurare la glicemia più spesso del solito e di contattare il proprio medico o diabetologo se i valori salgono in modo importante. Chi usa l’insulina potrebbe dover adattare temporaneamente le dosi, su indicazione di chi segue il diabete.
Se il diabete è molto scompensato, preferisco rimandare l’infiltrazione a quando i valori sono più stabili. Non è una rinuncia: è una scelta che rende il trattamento più sicuro e anche più efficace.
Nel glaucoma il cortisone può alzare la pressione oculare
È l’effetto che i pazienti conoscono meno, e per questo lo spiego con attenzione. Il cortisone, anche quello iniettato in un’articolazione, può far aumentare la pressione all’interno dell’occhio.
Nelle persone che non hanno problemi oculari questo in genere non ha conseguenze. In chi ha un glaucoma, invece, un rialzo della pressione oculare è un evento da non sottovalutare: per questo il glaucoma è una controindicazione relativa all’infiltrazione di cortisone.
Controindicazione relativa significa che non esclude il trattamento, ma lo subordina a una verifica: come è controllata la pressione dell’occhio, con quali terapie, da quanto tempo. La decisione si prende caso per caso, in accordo con l’oculista che segue la persona, e in alcune situazioni si preferisce un’altra strada.
L’infezione è rara, ma i suoi segnali vanno conosciuti
È la complicanza più seria e anche la meno frequente. Si previene con una preparazione accurata: disinfezione ampia, materiale sterile, nessuna infiltrazione se la pelle è lesionata o se il paziente ha febbre.
I segnali che non rientrano nel decorso normale sono precisi: dolore che aumenta dopo il secondo o terzo giorno invece di diminuire, articolazione rossa e calda, gonfiore crescente, febbre o brividi.
In questi casi bisogna contattare subito il medico, senza aspettare il controllo programmato. Il confine tra decorso normale e segnale d’allarme è una delle cose da sapere dopo un’infiltrazione al ginocchio.
Le reazioni allergiche sono eccezionali e riguardano anche l’anestetico
Quando si parla di allergia al cortisone, spesso si dimentica che nella siringa può esserci anche un anestetico locale, oltre agli eccipienti del preparato.
Le reazioni vere sono molto rare, ma chi ha avuto problemi con anestetici o con farmaci iniettabili in passato deve segnalarlo prima. È un’informazione che cambia la scelta del prodotto.
Per prudenza, dopo l’infiltrazione chiedo di restare qualche minuto in ambulatorio. Sono pochi minuti che permettono di gestire con calma qualsiasi reazione immediata, anche la più banale.
Gli effetti a lungo termine dipendono dalla ripetizione
Fin qui ho parlato di ciò che accade nei giorni successivi. C’è però un secondo capitolo, che riguarda chi ripete le iniezioni molte volte nella stessa sede.
Nel ginocchio, infiltrazioni programmate ogni tre mesi per due anni sono state associate a una perdita di cartilagine leggermente maggiore. Vicino ai tendini, iniezioni ripetute possono indebolirli. Sono i motivi per cui si limita il numero di infiltrazioni nella stessa articolazione.
Resta aperta la domanda se il cortisone nelle articolazioni rovini la cartilagine. In sintesi: un uso occasionale e motivato è considerato sicuro, un uso frequente come terapia di mantenimento va evitato.
Come riduco il rischio e cosa chiedo di fare al paziente
Una parte della sicurezza dipende da come si prepara l’infiltrazione, e una parte da cosa fa il paziente nei giorni successivi. Ecco cosa chiedo, ogni volta:
- segnalare diabete, glaucoma, ipertensione, allergie e terapie in corso prima della seduta;
- avvisare in caso di febbre o di ferite sulla pelle nei giorni precedenti;
- misurare la glicemia più spesso, per chi ha il diabete;
- riposo relativo per 24-48 ore, senza restare immobili;
- chiamare subito se il dolore aumenta dopo il secondo giorno o compare febbre.
Dalla mia parte, scelgo con cura chi può beneficiare dell’infiltrazione e in quale momento, uso la dose più bassa che ritengo efficace per quella sede e non ripeto il cortisone a intervalli ravvicinati. Se il sollievo dura poco, preferisco rivedere il percorso piuttosto che insistere con un’altra iniezione: è il modo più semplice per tenere bassi gli effetti indesiderati nel tempo.
Domande frequenti
Il viso rosso dopo l’infiltrazione è pericoloso?
No, è un effetto noto e innocuo, legato al passaggio di una piccola quota di farmaco nel sangue. Compare nelle ore successive e scompare da solo in uno o due giorni, senza bisogno di alcuna terapia.
Posso vaccinarmi dopo un’infiltrazione di cortisone?
In genere sì. Se ha una vaccinazione in programma me lo dica, così valutiamo insieme i tempi più adatti. Alle dosi usate per un’infiltrazione l’effetto sulle difese immunitarie è comunque limitato e di breve durata, ma preferisco saperlo in anticipo.
L’infiltrazione può alzare la pressione?
In chi soffre di ipertensione può capitare un rialzo transitorio nei primi giorni. Conviene misurarla un po’ più spesso e segnalarmi valori insolitamente alti, soprattutto se compaiono anche mal di testa o altri disturbi insoliti nei giorni successivi.
Ho il glaucoma: posso fare l’infiltrazione di cortisone?
È una controindicazione relativa, quindi la risposta dipende dal suo caso. Il cortisone può far salire la pressione oculare: me lo segnali in visita e, insieme all’oculista che la segue, valutiamo se procedere, con quali controlli o se conviene un’altra strada.
Posso guidare dopo l’iniezione?
Di solito sì, se il ginocchio è comodo e non ha avuto capogiri. Ricordi che l’eventuale anestetico può dare una sensazione ingannevole di leggerezza: non è il momento di mettere alla prova la gamba con manovre brusche o percorsi lunghi.
Posso fare l’infiltrazione se allatto?
È una situazione da valutare insieme. In genere, se il trattamento è davvero necessario, si può fare scegliendo farmaco e dose con attenzione. Se invece si può rimandare senza danni, preferisco aspettare e nel frattempo lavorare su esercizi e carico.
Quando posso tornare a fare sport?
Dopo 24-48 ore di riguardo si riprende per gradi, partendo da attività senza impatto. Aumentare troppo in fretta nei primi giorni è il modo più semplice per riaccendere proprio l’infiammazione che avevamo appena spento con l’iniezione.
Come faccio a capire se devo chiamare o aspettare?
Guardi la direzione, non il singolo giorno. Un fastidio che si riduce di ora in ora rientra nel decorso previsto; un dolore che cresce dal terzo giorno, la febbre o un’articolazione rossa e molto calda meritano invece una telefonata immediata.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
Categorie: Infiltrazioni