Correggere l’asse per proteggere l’articolazione
Chi ha le gambe arcuate, cioè un ginocchio varo, scarica gran parte del peso sulla parte interna dell’articolazione. Con gli anni quella zona si consuma, mentre la parte esterna resta spesso in buone condizioni.
Lo stesso vale per chi ha le gambe valghe, o a X: in questo caso a consumarsi è soprattutto la parte esterna, mentre quella interna si mantiene meglio. Il meccanismo è identico, cambia il lato del ginocchio che paga il sovraccarico.
L’osteotomia interviene proprio su questo squilibrio. Correggendo di pochi gradi l’asse della gamba, riporta il ginocchio a una distribuzione naturale del carico: una quota del peso torna verso il compartimento rimasto sano, il dolore si riduce e l’usura della zona sofferente rallenta.
È una logica diversa da quella protesica: non si sostituisce niente, si cambia il modo in cui le forze attraversano il ginocchio. Per questo l’indicazione nasce dalla deviazione dell’asse della gamba, più che dall’artrosi in sé.
Per chi ha le gambe vare l’intervento consiste nel tagliare in modo controllato l’osso della tibia, subito sotto il ginocchio, e nel modificarne l’inclinazione di pochi gradi. La nuova posizione si stabilizza con una placca e delle viti, che mantengono la correzione finché l’osso non guarisce.
Per le gambe a X, cioè il ginocchio valgo, la correzione si esegue più spesso sul femore, poco sopra il ginocchio. Il principio è lo stesso, cambiano il segmento su cui si lavora e il lato che viene scaricato.
In alcuni casi l’osteotomia si associa a gesti in artroscopia, per esempio quando è presente una lesione meniscale che contribuisce ai sintomi. L’intervento dura in genere circa 60 minuti e il ricovero è di circa 3 giorni.
L’intervento è pensato per pazienti relativamente giovani e attivi, con una deviazione importante dell’asse della gamba e un’artrosi concentrata nel compartimento che sopporta il sovraccarico. Per queste persone una protesi sarebbe una soluzione precoce, da gestire poi per molti decenni.
Riportando il carico su una distribuzione naturale, l’osteotomia permette di mantenere l’articolazione del paziente, con i suoi legamenti e i menischi residui, e in molti casi di rimandare la protesi di diversi anni. È una strada che chiede impegno nel recupero e restituisce tempo.
Non è invece indicata quando l’artrosi è diffusa a tutto il ginocchio, quando il movimento è molto limitato o in presenza di alcune malattie infiammatorie. In quei casi la correzione dell’asse non risolverebbe il problema.
La scelta dipende dall’età, dal livello di attività, dall’estensione dell’artrosi e da cosa la persona vuole tornare a fare. Non esiste una risposta uguale per tutti: l’intervento migliore è quello adatto a quel ginocchio e a quella persona.
L’osteotomia è più adatta a chi desidera mantenere un’attività fisica intensa e ha un’artrosi non ancora avanzata; la protesi, parziale o totale, quando l’artrosi è estesa e la richiesta funzionale è diversa.
Un asse alterato non si corregge da solo. Finché il carico resta concentrato su un solo lato, quella zona continua a essere sollecitata a ogni passo, e il processo prosegue lentamente ma senza fermarsi.
Questo non significa operarsi subito: esercizio, controllo del peso e trattamenti conservativi hanno un ruolo reale e vanno provati. Significa però che il tempo non è neutro.
La finestra per un’osteotomia si chiude quando l’artrosi coinvolge anche gli altri compartimenti o quando il ginocchio perde troppo movimento: per questo una valutazione precoce ha senso anche se poi si decide di aspettare.
La valutazione richiede radiografie degli arti inferiori eseguite in piedi, che mostrino anca, ginocchio e caviglia sulla stessa immagine. Solo così si misura l’asse reale e si calcola di quanti gradi correggere.
Una correzione insufficiente lascia il problema dov’era; una eccessiva sovraccarica la parte sana. Per questo la misurazione preoperatoria è la parte più delicata dell’intervento.
Prima dell’operazione è utile allenare il quadricipite, organizzare la casa per il periodo senza carico e, per chi fuma, considerare una sospensione: il fumo interferisce con la guarigione dell’osso.
Dopo l’osteotomia la gamba va protetta finché l’osso non guarisce nella nuova posizione. Nelle prime 4 settimane il carico non è consentito: si cammina con due stampelle senza appoggiare il peso sulla gamba operata. Dopo quel periodo il carico riprende in modo progressivo, sulla base di come procede la consolidazione.
La fisioterapia accompagna tutto il percorso. Nel primo mese chiedo almeno 3 incontri settimanali con un fisioterapista, in studio o a domicilio come preferisce il paziente, per mantenere movimento e forza anche nel periodo in cui la gamba non carica.
È qui che questo intervento si distingue dagli altri: il dolore può ridursi molto prima che l’osso sia consolidato. Rispettare le indicazioni sul carico anche quando ci si sente bene è la condizione perché la correzione tenga.
Sul piano pratico, la doccia si può fare dopo 20 giorni. Per la ferita uso suture intradermiche o punti riassorbibili, che rimuovo io al primo controllo se ancora presenti. I controlli sono fissati a 20 giorni, 40 giorni, 3 mesi e 8 mesi dall’intervento.
Un lavoro d’ufficio si riprende relativamente presto, anche se le prime quattro settimane senza carico vanno organizzate per gli spostamenti. Chi lavora in piedi, sale scale, guida mezzi o solleva pesi ha bisogno di tempi più lunghi.
Per lo sport, bici e nuoto rientrano in genere per primi; corsa, sci e attività con impatti ripetuti arrivano più avanti e vanno concordate.
L’errore più frequente è anticipare il carico perché la gamba sembra pronta: un carico prematuro può compromettere la stabilità della correzione e allungare tutto il percorso.
Tra le possibili complicanze ci sono il ritardo di consolidazione dell’osso, il fastidio legato alla placca, l’infezione e la trombosi venosa. Più raramente si possono verificare correzioni non ottimali che richiedono una revisione.
La placca di solito si rimuove, pur non essendo una regola assoluta: può dare alcuni fastidi, in particolare nelle persone magre in cui il materiale si avverte sotto la pelle. La rimozione si programma a consolidazione avvenuta, con un intervento più semplice del primo.
Il fumo, il diabete non controllato e un carico anticipato sono i fattori che più ostacolano la guarigione dell’osso.
La prima cosa che chiarisco è che l’osteotomia non è un intervento definitivo: è un modo per guadagnare anni con il proprio ginocchio. Chi lo sa in partenza valuta la proposta per quello che è.
Poi mostro le radiografie sotto carico e faccio vedere dove passa l’asse e dove passerebbe dopo la correzione: è un ragionamento geometrico che si capisce anche senza formazione medica.
Durante il recupero i controlli radiografici dicono quando si può aumentare il carico, e la ripresa dello sport si autorizza su quelle immagini: le sensazioni soggettive non sostituiscono quella verifica. Più avanti una radiografia di controllo ogni 3 anni permette di seguire l’evoluzione del ginocchio.
Gli interventi si svolgono presso l’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna.
Le visite si fanno negli ambulatori di Bologna, San Lazzaro di Savena, San Giorgio di Piano, Vignola, Imola, Pesaro e Trapani, così da poter scegliere la sede più comoda sia per la valutazione iniziale sia per i controlli successivi. A Trapani e a San Giorgio di Piano svolgo soltanto visite.
L’intervento può essere eseguito in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, oppure in libera professione per assicurati e non. Il costo dipende dalla struttura, dal regime di ricovero e dal materiale utilizzato per la fissazione, cioè placca e viti. Le informazioni precise vengono date dopo la prima visita, quando il quadro è definito.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
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