Differenza tra protesi monocompartimentale e protesi totale

di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura

La protesi monocompartimentale riveste solo la parte consumata e conserva tutti i legamenti, compresi i crociati; la totale sostituisce tutte le superfici dell’articolazione. La parziale offre in media un recupero più rapido e un ginocchio più naturale; la totale ha un rischio più basso di reintervento nel lungo periodo. Qui le confronto voce per voce.

La differenza sta in quanto ginocchio viene sostituito

Quando un paziente è candidato a entrambe le soluzioni, la scelta va fatta con calma e con i dati sul tavolo. Nessuna delle due è migliore in assoluto: sono strumenti diversi, con punti di forza e limiti diversi.

Nella protesi totale si rivestono con componenti artificiali tutte le superfici di femore e tibia e, a seconda dei casi, anche la rotula. Nella parziale si sostituisce solo il compartimento malato, di solito quello interno.

Le componenti della protesi monocompartimentale di ginocchio sono più piccole, rivestono una superficie limitata e richiedono la rimozione di meno osso, che resta disponibile per un eventuale intervento futuro.

I legamenti crociati sono il vero spartiacque tra le due

Nella protesi totale il legamento crociato anteriore viene rimosso e, a seconda del modello, anche il posteriore. La stabilità viene affidata alla forma delle componenti e ai legamenti collaterali.

Nella protesi parziale i crociati restano al loro posto e continuano a guidare il movimento. È la ragione principale per cui molti pazienti descrivono questo ginocchio come più naturale, soprattutto scendendo le scale.

Non è solo una sensazione soggettiva: i legamenti contengono recettori che informano il cervello sulla posizione dell’articolazione, e questo influisce sul controllo del passo.

Proprio per questo il crociato anteriore deve essere funzionante: se è rotto o insufficiente, la protesi parziale perde il suo presupposto e il ginocchio resterebbe instabile.

Le due soluzioni a confronto, voce per voce

La tabella riassume le differenze che contano davvero quando si deve decidere. Come vedi, non c’è una colonna che vince su tutte le righe.

AspettoProtesi monocompartimentaleProtesi totale
Parte sostituitaUn solo compartimentoTutte le superfici articolari
Legamenti crociatiConservatiAnteriore rimosso
Incisione e osso rimossoIncisione leggermente più piccola, meno osso rimossoIncisione e resezione ossea maggiori
Durata dell’interventoCirca 60 minutiCirca 75 minuti
Ricovero3-5 giorni5 giorni, fino a 7 se le condizioni lo richiedono
Ritorno alle attività quotidianeIn genere 4-6 settimaneIn genere 6-8 settimane
Reinterventi nel lungo periodoPiù frequentiMeno frequenti
IndicazioneArtrosi limitata, legamenti integriArtrosi diffusa o deformità importanti

L’intervento parziale è meno esteso, ma non più semplice

L’anestesia è la stessa per entrambi: spinale, associata a blocchi nervosi periferici per il controllo del dolore post-operatorio. Cambia invece l’estensione del lavoro: incisione leggermente più piccola, articolazione aperta meno, minore perdita di sangue. L’intervento parziale dura in media circa un’ora, contro i settantacinque minuti della protesi totale, e il ricovero è di tre-cinque giorni invece dei cinque previsti per la totale, che si prolungano a sette se le condizioni del paziente lo richiedono, per esempio in caso di anemia, dolore o gonfiore eccessivo.

Questo non rende la protesi parziale un intervento «minore» sul piano tecnico. Al contrario, richiede molta precisione: le componenti sono piccole e un errore di pochi gradi pesa più che in una protesi totale.

È uno dei motivi per cui utilizzo il sistema robotico MAKO anche per questo tipo di protesi, pianificando la posizione sulla TAC e verificandola durante l’intervento.

Nelle prime settimane la protesi parziale corre di più

Con la parziale si cammina con appoggio il giorno stesso o il giorno dopo, le stampelle si usano per circa quattro settimane e il ritorno alle attività quotidiane arriva in genere fra le quattro e le sei settimane, contro le sei-otto della protesi totale.

Su questa differenza pesa anche chi si opera. Chi riceve una protesi totale è mediamente più anziano e considera già un risultato consistente camminare senza stampelle e fare la spesa; chi fa una parziale è spesso molto più giovane e per ritorno alle attività intende tornare al lavoro, se non allo sport.

Un ampio studio sul registro nazionale di Inghilterra e Galles, che ha confrontato oltre centomila pazienti con caratteristiche simili, ha osservato dopo la protesi parziale degenze più brevi, meno complicanze generali come trombosi e infarto nel primo periodo e una mortalità precoce più bassa.

È uno studio osservazionale, quindi i due gruppi non erano identici di partenza: chi riceve una parziale è spesso più giovane e in condizioni migliori. Il dato però è coerente con quello che si vede in reparto.

A cinque anni i risultati clinici si somigliano molto

Uno studio randomizzato britannico pubblicato nel 2019 ha confrontato direttamente le due protesi in pazienti idonei a entrambe. A cinque anni i punteggi clinici erano simili, con un rapporto costo-beneficio favorevole alla parziale.

È un dato importante, perché randomizzato: significa che la scelta tra le due non condanna a un risultato peggiore, se l’indicazione è corretta.

Molti pazienti con protesi totale ben riuscita sono pienamente soddisfatti, camminano senza dolore e riprendono le loro attività. Il confronto, quindi, non è tra una soluzione buona e una cattiva.

Resta una differenza di sensazione che gli studi misurano con fatica: la percezione del ginocchio come «proprio». Molti pazienti con protesi parziale la riferiscono, ed è un elemento che tengo in conto quando la scelta è aperta.

Sulla durata dell’impianto la protesi totale ha un margine

Secondo i registri protesici, a dieci anni circa il 90% delle protesi monocompartimentali è ancora in sede, mentre a quindici anni la quota scende fra il 70 e l’81% a seconda del registro considerato. Per la protesi totale le percentuali di sopravvivenza a lungo termine sono più alte.

La differenza si spiega soprattutto con la progressione dell’artrosi nei compartimenti non sostituiti. È un’evoluzione naturale della malattia, non un difetto dell’impianto. Si aggiunge un secondo rischio specifico della parziale, il cedimento dell’osso sotto l’impianto, che riguarda circa l’1% dei casi e si osserva soprattutto nelle pazienti con osteoporosi ed età avanzata.

Se accade, si può passare dalla parziale alla protesi totale con un secondo intervento, e la probabilità che serva dipende da quanto dura una protesi monocompartimentale.

Non tutti possono scegliere: le indicazioni non si sovrappongono

La possibilità di scegliere esiste solo per chi ha artrosi limitata a un compartimento, legamento crociato anteriore integro, ginocchio stabile e deformità della gamba che non supera determinati parametri.

Se l’artrosi è diffusa, se il crociato non funziona o se la gamba è molto deviata, la protesi totale non è un’alternativa: è la scelta corretta. Le linee guida britanniche NICE raccomandano di offrire la scelta a chi è idoneo a entrambe.

Per capire in quale situazione ti trovi servono visita e radiografie mirate, perché i candidati alla protesi monocompartimentale devono avere quattro caratteristiche insieme.

Quando entrambe sono possibili, la scelta si costruisce insieme

Metto sul tavolo tre elementi. Il primo è il ginocchio: quanto e dove è consumato, lo stato dei legamenti, l’allineamento. Il secondo è la persona: età, attività, altre malattie, aspettative.

Il terzo sono le preferenze, e contano davvero. C’è chi dà valore a un recupero rapido e a un ginocchio che si sente proprio, e chi preferisce ridurre al minimo la probabilità di un secondo intervento tra quindici anni.

Il mio compito non è decidere al posto tuo, ma darti informazioni corrette e dirti che cosa farei nel tuo caso, spiegando il perché. Poi la scelta si prende insieme, senza fretta.

Quando il dubbio resta, consiglio di prendersi qualche settimana. Un intervento programmato non peggiora per un mese di riflessione, mentre una decisione presa controvoglia pesa su tutto il percorso di riabilitazione.

Domande frequenti

La protesi parziale si può fare con il robot?

Sì. Il sistema robotico MAKO si utilizza sia per la protesi parziale sia per quella totale. Nella parziale la precisione è particolarmente utile, perché le componenti sono piccole e i margini di posizionamento molto stretti.

Con la protesi totale si piega meno il ginocchio?

Non necessariamente. La flessione finale dipende soprattutto da quanto si piegava il ginocchio prima dell’intervento, dalla rigidità dei tessuti e dalla riabilitazione. In media la parziale conserva un movimento leggermente più fluido, ma le differenze individuali sono ampie.

Posso avere una parziale su un ginocchio e una totale sull’altro?

Sì, succede spesso. Ogni ginocchio si valuta per conto suo, in base al tipo di artrosi e allo stato dei legamenti. Avere due protesi diverse non crea problemi di equilibrio né di andatura, anche se i tempi di recupero delle due gambe possono essere diversi.

La riabilitazione è diversa tra le due?

Gli esercizi sono simili, ma i ritmi cambiano. Dopo una parziale si progredisce in genere più in fretta nelle prime settimane. In entrambi i casi servono almeno tre sedute di fisioterapia a settimana per il primo mese, e preferisco che il paziente le svolga da casa, in studio o a domicilio, piuttosto che ricoverato in una struttura riabilitativa, quando le condizioni familiari lo consentono. Il programma viene adattato a come risponde il ginocchio, non al calendario.

La protesi parziale costa meno?

Componenti, tempi operatori e giorni di degenza sono diversi, quindi il costo può cambiare. Non è però un criterio di scelta: la decisione dipende da come è fatto il ginocchio, non dal preventivo. In regime di convenzione con il Servizio Sanitario, comunque, l’intervento non ha costi diretti.

Se scelgo la totale potrei pentirmi?

Capita di chiederselo, soprattutto leggendo online. Una protesi totale ben indicata e ben eseguita dà risultati eccellenti da decenni. Il rimpianto nasce quasi sempre da aspettative non discusse prima, non dal tipo di impianto: per questo dedico tempo a spiegare che cosa cambierà davvero.

Dott. Gabriele Drago

Ortopedico, specialista del ginocchio

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.

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Categorie: Protesi di ginocchio

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