Quando andare dall’ortopedico per il ginocchio

di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura

Conviene farsi visitare quando il dolore dura da più di qualche settimana o peggiora, quando il ginocchio si gonfia, si blocca o cede, e dopo un trauma con gonfiore rapido. Febbre con ginocchio caldo, impossibilità di caricare il peso o deformità dopo una caduta richiedono invece il Pronto Soccorso, senza aspettare.

Il ginocchio non ha bisogno di uno specialista per ogni fastidio

Cominciamo da quello che nessuno dice: la maggior parte dei dolori al ginocchio migliora da sola, riducendo per qualche giorno le attività che li provocano e continuando a muoversi.

Un fastidio comparso dopo una camminata più lunga del solito, o dopo aver ripreso la palestra, in genere si risolve in una o due settimane. Correre dallo specialista il giorno dopo non aggiunge nulla.

Il problema è l’estremo opposto, che vedo molto più spesso: persone che convivono per anni con un ginocchio che si gonfia, cede o fa male di notte, convinte che sia normale o che non ci sia nulla da fare.

Ai miei pazienti propongo un modo semplice per orientarsi: dividere i segnali in tre gruppi, in base alla fretta con cui vanno valutati. Quando la visita ortopedica non può aspettare, infatti, lo si capisce da pochi elementi.

Alcune situazioni non si prenotano: si va in ospedale

Ci sono quadri che richiedono una valutazione immediata, spesso con una radiografia o con esami che si fanno solo in ospedale. Non sono frequenti, ma riconoscerli evita guai.

Cosa notiDove rivolgerti
Ginocchio deformato o impossibilità di caricare dopo un traumaPronto Soccorso, subito
Ginocchio caldo, rosso e gonfio con febbre o brividiPronto Soccorso in giornata
Polpaccio gonfio, teso e dolente, con o senza affannoPronto Soccorso o medico in giornata
Gamba fredda, pallida o con perdita di sensibilitàPronto Soccorso, subito
Ginocchio gonfio in poche ore dopo una distorsioneVisita ortopedica entro pochi giorni

Il ginocchio caldo con febbre merita una parola in più: può indicare un’infezione dell’articolazione, che va riconosciuta subito perché può danneggiare la cartilagine in pochi giorni. Il rischio è maggiore in chi ha una protesi o ha fatto da poco un’infiltrazione.

Un gonfiore comparso in poche ore merita una visita in pochi giorni

Il secondo gruppo comprende situazioni che non richiedono il Pronto Soccorso, ma nemmeno settimane di attesa. Il capofila è il gonfiore rapido dopo un trauma.

Un ginocchio che si gonfia entro poche ore da una distorsione contiene nella maggior parte dei casi sangue, e questo significa che qualcosa si è rotto: crociato, rotula, più raramente un osso.

Nella stessa categoria metto il ginocchio che resta bloccato e non si distende del tutto, e quello che si blocca ripetutamente: possono indicare un frammento incastrato.

Anche un dolore notturno comparso da poco, senza una causa chiara, merita di essere valutato in tempi brevi e non rimandato di mesi.

Il ginocchio che cede racconta un problema di stabilità

C’è un sintomo che i pazienti sottovalutano più di tutti: il cedimento. «Ogni tanto il ginocchio va via», mi dicono, come se fosse una stranezza passeggera.

Il cedimento può avere due significati. Il primo è meccanico: un legamento lesionato, tipicamente il crociato anteriore, non controlla più lo scivolamento della tibia nei cambi di direzione.

Il secondo è muscolare: un quadricipite indebolito, magari dopo settimane di dolore, non regge il carico e la gamba cede scendendo le scale. Le due cose si distinguono con l’esame clinico.

Il caso tipico che vedo è la persona che si è fatta male mesi prima, è tornata a camminare bene e ha ricominciato a giocare: al primo cambio di direzione il ginocchio cede di nuovo e questa volta si gonfia. Valutare prima avrebbe evitato il secondo danno.

Quattro settimane sono un buon confine per il dolore senza traumi

Per i disturbi comparsi poco a poco, senza un evento preciso, il criterio che uso è temporale. Se il dolore dura da più di quattro o sei settimane nonostante la riduzione dei carichi, è il momento di una valutazione.

Lo stesso vale se il ginocchio si gonfia ogni tanto dopo le attività, se fai sempre più fatica sulle scale o ad accovacciarti, se la rigidità mattutina sta aumentando, o se hai rinunciato a qualcosa a cui tieni.

Un altro motivo valido è avere già una diagnosi, per esempio di artrosi, ma accorgersi che le cure seguite finora non bastano più. Non serve aspettare di stare male: serve capire se ci sono altre opzioni.

In questi casi la visita non è un’urgenza, ma è utile: dà un nome al problema e costruisce un piano.

Aspettare troppo costa più di quanto sembri

Quando un ginocchio fa male, lo si usa di meno. È istintivo e, per qualche giorno, ragionevole. Se dura mesi, però, si innesca una catena che peggiora la situazione.

Il quadricipite si indebolisce in fretta, e un muscolo debole protegge meno l’articolazione. Si cammina in modo diverso, spostando il carico su anca, schiena e ginocchio opposto, che a loro volta iniziano a far male.

C’è anche un aspetto legato alle scelte di cura. Alcune lesioni del menisco nei giovani si possono riparare con maggiori probabilità di successo se trattate presto; nell’artrosi, intervenire per tempo su forza, peso ed esercizio aiuta a gestire meglio i sintomi negli anni.

Non è una corsa contro il tempo, ma rimandare per anni raramente conviene.

Chi lavora in piedi o fa sport ha soglie diverse

La stessa condizione pesa in modo diverso a seconda della vita che una persona fa. Un’artrosi iniziale può essere quasi silenziosa in chi lavora seduto e diventare limitante per chi sta in piedi otto ore.

Per questo, quando mi chiedono se sia il caso di farsi vedere, la mia domanda è la stessa: il ginocchio ti impedisce di fare qualcosa che per te conta? Se la risposta è sì, la visita ha senso anche senza altri segnali.

Negli sportivi il confine si sposta ancora. Un ginocchio che si gonfia dopo ogni allenamento, o che non regge nei cambi di direzione, va valutato prima delle quattro settimane, perché continuare rischia di aggiungere danni.

Anche chi assiste una persona non autosufficiente o solleva pesi per lavoro rientra in questa categoria.

Nell’attesa della visita ci sono cose utili da fare

Se non ci sono segnali di urgenza, i giorni prima della visita non vanno sprecati. Ecco cosa consiglio.

  • riduci le attività che scatenano il dolore, senza fermarti del tutto;
  • mantieni cammino in piano, bicicletta o nuoto, che il ginocchio tollera meglio;
  • usa il ghiaccio quando il ginocchio è gonfio o dolente;
  • confrontati con il medico di famiglia per eventuali farmaci;
  • annota quando compare il dolore e cosa lo peggiora;
  • raccogli tutti gli esami già fatti, con le immagini.

Evita invece di fare esami alla cieca se nessuno te li ha prescritti: è la visita a scegliere quelli utili, e la risonanza prima della visita è quasi sempre superflua.

Alla visita separo l’urgenza dalla pianificazione

Quando ricevo un paziente, la prima cosa che faccio è capire in quale dei tre gruppi rientra: c’è qualcosa da affrontare subito, qualcosa da valutare in tempi brevi, oppure siamo nel campo della pianificazione.

Questo cambia il ritmo di tutto il percorso. Nel primo caso indirizzo dove serve senza perdere tempo; nel secondo concentro la visita sugli esami che chiariscono in fretta il quadro; nel terzo costruiamo un piano a più tappe, con controlli programmati.

Spiego anche cosa succede se si decide di non fare nulla: è un’informazione che i pazienti trovano utile e che permette di scegliere con consapevolezza.

Se poi il percorso giusto passa soprattutto dalla riabilitazione, lo dico con chiarezza e indico cosa dovrebbe comprendere: è il confine tra ortopedico e fisiatra.

Domande frequenti

Serve l’impegnativa per la visita privata?

No: le visite che svolgo negli ambulatori sono in libera professione e non richiedono la prescrizione del medico di famiglia. I poliambulatori in cui ricevo sono convenzionati con le assicurazioni, con l’eccezione della sede di San Giorgio di Piano, dove, come a Trapani, svolgo soltanto visite e nessun’altra prestazione, quindi chi ha una copertura assicurativa o aziendale può verificare con la propria compagnia l’eventuale necessità di una prescrizione. La prescrizione serve invece per la visita con il Servizio Sanitario Nazionale, dove si paga il ticket salvo esenzioni e i tempi dipendono dalla priorità indicata.

A che età ha senso farsi vedere da un ortopedico?

A qualunque età. Nei bambini e nei ragazzi un dolore persistente, soprattutto se fa zoppicare o compare di notte, va valutato. Negli adulti conta più il tipo di sintomo che l’età anagrafica: anche a trent’anni un ginocchio che si blocca va guardato.

Posso aspettare se il dolore va e viene?

Se è lieve e non limita la tua vita, puoi osservarlo per qualche settimana annotando quando compare. Se gli episodi diventano più frequenti, più intensi o più lunghi, conviene farsi visitare senza aspettare oltre, portando con te gli appunti che hai preso.

Meglio andare prima dal medico di famiglia?

È spesso una buona scelta: conosce la tua storia, può escludere cause generali e indirizzarti. Nelle situazioni chiaramente traumatiche o con sintomi meccanici, invece, si può andare direttamente dallo specialista, perché servono manovre e valutazioni specifiche del ginocchio.

Se mi hanno già proposto un intervento, ha senso farsi vedere di nuovo?

Sì, chiedere un altro parere prima di un intervento importante è una scelta ragionevole e comune. Serve a capire meglio le alternative e ad affrontare la decisione con più serenità, qualunque sia la conclusione a cui si arriva insieme.

Devo smettere di camminare in attesa della visita?

In genere no. Camminare in piano, per tratti che il ginocchio tollera, aiuta a mantenere forza e mobilità. Vanno ridotte invece le attività che scatenano chiaramente il dolore, come corsa in discesa, salti e accovacciamenti profondi.

Dott. Gabriele Drago

Ortopedico, specialista del ginocchio

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.

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Categorie: Visita e percorso di cura

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