Ginocchio gonfio: cosa fare
di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura
Con un ginocchio gonfio, nelle prime ore servono carico ridotto, ghiaccio e gamba sollevata. La velocità con cui è comparso il gonfiore orienta la diagnosi: poche ore dopo un trauma fanno pensare a sangue nell’articolazione, mentre un gonfiore lento e ricorrente parla più spesso di artrosi. Ginocchio caldo con febbre significa valutazione in giornata.
Il gonfiore non è una malattia, è un messaggio
Quando un paziente entra in ambulatorio dicendo «il ginocchio si è gonfiato», la prima cosa che gli spiego è che il gonfiore non è il problema: è il modo in cui il ginocchio segnala che qualcosa, dentro o intorno, non funziona.
Dentro l’articolazione c’è normalmente una piccola quantità di liquido sinoviale, che lubrifica le superfici e nutre la cartilagine. Lo produce la membrana sinoviale, un sottile rivestimento interno.
Quando questa membrana si irrita, ne produce molto di più: si forma il versamento articolare. Il ginocchio appare pieno, soprattutto sopra e ai lati della rotula, si piega peggio e sembra pesante.
In altri casi il liquido non è sinoviale ma sangue, e la storia clinica è tutta diversa. Capire quale delle due situazioni hai davanti è il primo passo della visita ortopedica.
La velocità con cui si gonfia dice quasi tutto
Il tempo trascorso tra l’inizio dei sintomi e la comparsa del gonfiore è l’informazione più utile che un paziente può darmi, più di qualunque descrizione del dolore.
Un gonfiore che compare entro poche ore da un trauma fa pensare a un sanguinamento dentro l’articolazione: le cause più frequenti sono la rottura del legamento crociato anteriore, la lussazione della rotula e, più raramente, una frattura.
Un gonfiore che compare il giorno dopo o nel giro di qualche giorno è più tipico di una lesione del menisco o di un’irritazione della membrana dopo uno sforzo.
| Quando compare il gonfiore | Cosa mi fa pensare |
|---|---|
| Entro 2-6 ore da un trauma | Sangue nell’articolazione: crociato, rotula, frattura |
| Il giorno dopo un trauma o uno sforzo | Menisco o irritazione della membrana sinoviale |
| Lentamente, ricorrente, senza traumi | Artrosi in fase di riacutizzazione |
| In poche ore, senza trauma, con dolore intenso | Gotta, pseudogotta o artrite infiammatoria |
| Con febbre e pelle calda e arrossata | Possibile infezione: valutazione in giornata |
Un ginocchio caldo e rosso con febbre non aspetta domani
La maggior parte dei ginocchi gonfi non è un’emergenza. Esiste però una situazione che va riconosciuta subito: l’artrite settica, cioè l’infezione dell’articolazione.
I segnali sono un ginocchio molto dolente anche solo a sfiorarlo, caldo, arrossato, spesso con febbre o brividi e un malessere generale. Il rischio è maggiore in chi ha una protesi, ha fatto da poco un’infiltrazione o un intervento, o ha difese immunitarie ridotte.
È una condizione rara, ma può danneggiare la cartilagine in pochi giorni. Una revisione pubblicata su JAMA ricorda che l’unico modo per confermarla è analizzare il liquido prelevato dal ginocchio, non gli esami del sangue da soli.
Per questo, davanti a questi segnali, la risposta corretta è andare in Pronto Soccorso e non aspettare la visita programmata.
Il liquido spegne il quadricipite e la gamba diventa insicura
Quasi tutti i pazienti con un ginocchio gonfio mi dicono la stessa cosa: «la gamba non mi regge». Non è un’impressione, è un fenomeno noto.
Quando l’articolazione è distesa dal liquido, il sistema nervoso riduce l’attivazione del quadricipite, il grande muscolo davanti alla coscia, come forma di protezione. Il risultato è una gamba che cede scendendo le scale e fatica a distendersi del tutto.
La conseguenza pratica è importante: più a lungo il ginocchio resta gonfio e fermo, più il quadricipite si indebolisce, e più il recupero diventa lungo.
Per questo, appena il dolore lo consente, faccio iniziare esercizi semplici di attivazione, come spingere il ginocchio disteso contro il letto per qualche secondo, anche prima che il gonfiore sia completamente sparito.
Nei primi giorni contano pochi gesti, fatti bene
Se non ci sono segnali di allarme, la gestione iniziale è alla portata di tutti e non richiede attrezzature particolari.
- riduci le attività che aumentano il gonfiore, senza restare del tutto fermo;
- applica ghiaccio per quindici o venti minuti alla volta, più volte al giorno, con un panno tra pelle e ghiaccio;
- tieni la gamba sollevata quando sei seduto o sdraiato;
- muovi spesso il ginocchio con piccoli piegamenti e distensioni;
- usa le stampelle per qualche giorno se caricare fa male.
Per gli antinfiammatori parlane con il tuo medico: non tutti possono assumerli, in particolare chi ha problemi di stomaco o di reni e chi prende anticoagulanti. Evita invece di tenere il ginocchio piegato per ore e i massaggi energici.
Togliere il liquido serve a capire, non sempre a curare
L’aspirazione del liquido con un ago, che chiamiamo artrocentesi, ha due obiettivi diversi, e vale la pena distinguerli.
Il primo è diagnostico: il colore e l’analisi del liquido permettono di distinguere un versamento da artrosi, un sanguinamento da trauma, un’infezione o la presenza di cristalli, come nella gotta. In alcune situazioni è l’esame decisivo.
Il secondo è il sollievo: quando il ginocchio è talmente teso da non potersi piegare, togliere il liquido riduce la pressione e permette di riprendere il movimento.
Quello che non fa è curare la causa. Se il liquido si riforma, la domanda giusta non è «quando lo svuotiamo di nuovo», ma «perché continua a formarsi».
Un gonfiore che torna ogni mese ha un motivo
Il caso tipico che vedo in ambulatorio è una persona intorno ai sessant’anni che racconta un ginocchio che si gonfia dopo le giornate più impegnative, si sgonfia con qualche giorno di riposo e poi ricomincia.
Nella maggior parte dei casi dietro c’è un’artrosi, magari con una lesione degenerativa del menisco. Il ginocchio tollera un certo livello di carico e si infiamma quando quel livello viene superato.
La soluzione non è vivere fermi: è alzare la soglia. Rinforzare il quadricipite e i glutei, distribuire meglio le attività nella settimana, gestire il peso e, quando serve, usare trattamenti mirati per spegnere le fasi acute.
Un gonfiore ricorrente in una persona giovane, invece, merita un approfondimento diverso, perché entrano in gioco anche le malattie infiammatorie.
Non tutti i gonfiori sono dentro l’articolazione
C’è un tipo di gonfiore che spaventa molto ma è più superficiale: la borsite prepatellare. La borsa che si trova davanti alla rotula, tra osso e pelle, si riempie di liquido e forma un rigonfiamento ben visibile, morbido, che sembra un cuscinetto.
È tipica di chi lavora in ginocchio, come piastrellisti e giardinieri, o di chi ha battuto il ginocchio a terra. A differenza del versamento, il movimento del ginocchio resta quasi normale e il gonfiore è limitato alla zona anteriore.
Anche il liquido che si raccoglie dietro il ginocchio, la cisti di Baker, è una raccolta a parte, di solito collegata a un problema interno, e si manifesta più come dolore dietro il ginocchio che come gonfiore davanti.
Distinguere queste situazioni è semplice per chi esamina il ginocchio, e cambia completamente il trattamento.
Alla visita cerco prima il liquido, poi il motivo per cui si forma
Il mio esame inizia dalla conferma del versamento: con le mani spingo il liquido da una parte all’altra dell’articolazione e valuto quanto ce n’è. Poi controllo la temperatura della pelle, il movimento e la stabilità.
A quel punto entra la storia: trauma o no, velocità di comparsa, episodi precedenti, febbre, altre articolazioni coinvolte, farmaci assunti. Se il gonfiore è arrivato dopo una distorsione al ginocchio, il percorso è quello dei traumi recenti.
Gli esami li scelgo dopo: radiografia sotto carico per l’artrosi e per escludere fratture, ecografia per le raccolte superficiali, risonanza per menischi e legamenti, esami del sangue quando penso a una causa infiammatoria.
I referti, però, li leggo accanto al paziente: un reperto visto in risonanza, per esempio una lesione meniscale, può non essere la causa del dolore, e analizzare il dolore insieme serve proprio a dare il giusto peso alle immagini.
Alla fine spiego al paziente cosa ho trovato e costruiamo un percorso che non si limiti a svuotare il ginocchio, ma agisca sulla causa.
Domande frequenti
Meglio il caldo o il freddo su un ginocchio gonfio?
Quando l’articolazione è gonfia e dolente, il freddo è in genere più indicato perché riduce il fastidio. Il calore può dare sollievo alla rigidità, ma è meglio evitarlo nelle fasi in cui il ginocchio è caldo e infiammato.
La ginocchiera elastica aiuta a sgonfiare?
Una ginocchiera leggera o un bendaggio possono contenere il gonfiore e dare una sensazione di sostegno. Non devono stringere troppo: se il piede si gonfia, formicola o diventa freddo, vanno allentati subito. Restano comunque un aiuto temporaneo, non una cura.
Quanto tempo ci vuole perché si sgonfi?
Dipende dalla causa. Un versamento da sovraccarico si riduce spesso in qualche giorno o in poche settimane. Se il gonfiore dura più a lungo o torna con regolarità, il problema non è il liquido ma ciò che lo produce.
Posso camminare con il ginocchio gonfio?
In genere sì, se il dolore lo consente e non ci sono segnali di allarme. Camminare in piano, per tratti brevi, è preferibile al riposo assoluto. Se il carico è molto doloroso, usa le stampelle per qualche giorno.
Posso fare sport se il ginocchio si gonfia dopo l’allenamento?
Un gonfiore che compare regolarmente dopo l’attività è un segnale da non ignorare. Conviene ridurre intensità e volumi, scegliere attività a basso impatto e farsi valutare, invece di continuare sperando che passi da solo. Spesso basta un aggiustamento dei carichi per tornare ad allenarsi senza fastidio.
Devo prendere un antinfiammatorio?
Può essere utile per alcuni giorni, ma non è indicato per tutti e non è privo di effetti. Chi ha problemi gastrici o renali, o prende anticoagulanti, deve parlarne con il medico prima di assumerlo.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
Categorie: Artrosi e dolore al ginocchio