Ortopedico o fisiatra: a chi rivolgersi
di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura
L’ortopedico è lo specialista a cui rivolgersi quando bisogna capire la causa di un dolore o di un trauma e valutare tutte le cure, compreso l’intervento. Il fisiatra è il medico della riabilitazione: imposta e guida il recupero del movimento. Il fisioterapista esegue il programma. Spesso le tre figure lavorano insieme sullo stesso paziente.
La domanda giusta non è chi sia meglio, ma cosa serve adesso
«Dottore, ma dovevo venire da lei o andare dal fisiatra?». Me lo chiedono spesso, a volte con un po’ di imbarazzo, come se avessero sbagliato porta.
La verità è che non esiste una figura migliore dell’altra: esistono momenti diversi dello stesso percorso. Ortopedico e fisiatra sono entrambi medici specialisti, con formazioni diverse e compiti che si completano.
La domanda utile, allora, è un’altra: cosa mi serve adesso? Capire da dove nasce il dolore, oppure impostare un programma per recuperare?
Chi ha bisogno soprattutto di una diagnosi parte dall’ortopedico; chi ha già una diagnosi e deve recuperare funzione trova nel fisiatra la figura più adatta. La visita ortopedica, nel mio ambulatorio, serve esattamente a questo primo passo.
L’ortopedico è il medico che può anche operare
L’ortopedico è il medico specialista in Ortopedia e Traumatologia. Si occupa di ossa, articolazioni, legamenti, tendini e menischi, dalla diagnosi al trattamento, che può essere conservativo oppure chirurgico.
La differenza principale rispetto alle altre figure è proprio questa: è il chirurgo dell’apparato locomotore. Quando c’è il dubbio che serva un intervento, o quando bisogna escluderlo con sicurezza, è lui a dover valutare.
Questo non significa che proponga sempre la chirurgia, anzi. Nella mia pratica quotidiana la maggior parte dei pazienti esce con un programma che non prevede la sala operatoria: esercizio, gestione del carico, farmaci, a volte infiltrazioni.
Molti ortopedici, poi, si dedicano soprattutto a un distretto. Nel mio caso è il ginocchio, di cui mi occupo sia in ambulatorio sia in sala operatoria, dai legamenti alla protesi.
Il fisiatra è il medico del recupero della funzione
Il fisiatra è il medico specialista in Medicina fisica e riabilitativa. Il suo campo è il ritorno alla funzione: camminare, salire le scale, tornare al lavoro o allo sport dopo un trauma, un intervento o in presenza di una malattia cronica.
Visita il paziente, individua cosa limita il movimento e prescrive un programma riabilitativo, che può comprendere esercizio terapeutico, terapie fisiche, ausili e tutori. Non esegue interventi chirurgici.
È una figura centrale in moltissime situazioni che non richiedono l’operazione, e diventa fondamentale dopo un intervento, quando il lavoro di recupero è la parte più lunga del percorso.
In diverse realtà il fisiatra coordina anche il lavoro dell’équipe riabilitativa e segue nel tempo i pazienti con problemi cronici.
Il fisioterapista esegue il programma, ma non fa diagnosi medica
Il fisioterapista non è un medico: è un professionista sanitario laureato in Fisioterapia. È la persona che lavora con te seduta dopo seduta, insegna gli esercizi, li adatta in base ai progressi e applica le terapie manuali.
È una figura preziosa in quasi tutti i percorsi di cura del ginocchio, perché l’esercizio mirato è alla base del trattamento della maggior parte dei problemi. Le linee guida del NICE sull’artrosi indicano l’esercizio come trattamento di base per tutti i pazienti.
Quello che il fisioterapista non fa è la diagnosi medica: non prescrive farmaci né esami. Per questo il percorso migliore parte da una visita medica e prosegue con la fisioterapia, con un dialogo continuo tra le figure coinvolte.
Quando i tre ruoli sono chiari, il paziente guadagna tempo ed evita percorsi a vuoto.
Nei casi concreti la scelta diventa più semplice
Al di là delle definizioni, quello che conta è capire dove andare nella propria situazione. Questa tabella riassume i casi che vedo più spesso.
| La tua situazione | A chi rivolgerti prima |
|---|---|
| Trauma con gonfiore, instabilità o blocco | Ortopedico |
| Dolore da settimane senza diagnosi chiara | Ortopedico |
| Ti è stato proposto un intervento e hai dubbi | Ortopedico, anche per un secondo parere |
| Diagnosi chiara, serve un programma di recupero | Fisiatra, con il fisioterapista |
| Recupero dopo un intervento già eseguito | Fisiatra e fisioterapista, in accordo con il chirurgo |
| Servono tutori, plantari o ausili per camminare | Fisiatra |
Nel dubbio, il medico di famiglia resta un ottimo punto di partenza: conosce la tua storia e può indirizzarti senza farti perdere tempo. Se hai già un’indicazione chirurgica e vuoi rifletterci, esiste anche la strada del secondo parere ortopedico.
Dopo un trauma la prima porta è quella dell’ortopedico
Se il ginocchio si è gonfiato dopo una distorsione, se cede nei cambi di direzione o se resta bloccato, la priorità è capire cosa si è lesionato. Sono domande a cui risponde l’esame clinico dell’ortopedico, eventualmente con una risonanza.
Il motivo è pratico: la riabilitazione giusta cambia completamente a seconda che ci sia un crociato rotto, un menisco lesionato o una semplice distorsione del collaterale.
Iniziare un ciclo di fisioterapia senza sapere cosa c’è dentro il ginocchio rischia di far perdere settimane: alcuni segnali dicono che dall’ortopedico si deve andare subito.
Una volta chiarita la diagnosi, però, la palla passa in genere alla riabilitazione.
Nell’artrosi le due strade si incontrano quasi subito
L’artrosi è l’esempio migliore di percorso condiviso. Il paziente arriva da me con dolore e difficoltà a camminare, io faccio la diagnosi, valuto la gravità con una radiografia sotto carico e spiego le opzioni.
A quel punto, nella maggior parte dei casi, il primo passo non è chirurgico: è un programma di esercizio mirato, gestione del peso e riorganizzazione delle attività, che può essere impostato dal fisiatra e seguito dal fisioterapista.
Io rivedo il paziente dopo alcuni mesi per capire se quel percorso funziona. Se funziona, si continua; se non basta, valutiamo insieme altre opzioni, comprese le infiltrazioni o, nei casi più avanzati, la chirurgia.
Il paziente ci guadagna quando le figure si parlano e condividono lo stesso obiettivo, invece di proporre percorsi paralleli.
Dopo un intervento il percorso è per forza condiviso
Prendiamo un paziente operato di ricostruzione del legamento crociato. L’intervento è una giornata; la riabilitazione dura mesi ed è ciò che determina il risultato finale.
In quei mesi il fisioterapista è la figura che il paziente vede ogni settimana, il fisiatra può impostare e aggiornare il programma, e io resto il riferimento per i controlli e per decidere quando alzare l’asticella.
Quello che non deve succedere è che ognuno lavori senza sapere cosa fanno gli altri. Per questo consegno indicazioni scritte sui tempi e sugli obiettivi, e chiedo al paziente di portarle al fisioterapista.
Se durante il percorso qualcosa non torna, meglio una telefonata in più che tre settimane perse.
Nel mio ambulatorio dico chiaramente quando il lavoro non è chirurgico
Alla fine di ogni visita spiego cosa ho trovato e qual è, secondo me, il percorso giusto. Quando la strada passa dalla riabilitazione, lo dico senza giri di parole e indico cosa dovrebbe comprendere.
Non mi limito a scrivere «fisioterapia»: cerco di precisare gli obiettivi, per esempio recuperare l’estensione completa, rinforzare il quadricipite o migliorare il controllo del movimento nei cambi di direzione.
Poi fisso un controllo per valutare i risultati. È il modo più onesto di lavorare: se il percorso funziona si continua, se non funziona si cambia, senza aspettare anni.
E quando serve un altro specialista, lo dico: il paziente non deve sentirsi in dovere di restare con me per cortesia.
Domande frequenti
Serve la prescrizione dell’ortopedico per fare fisioterapia?
In ambito privato non sempre è richiesta, ma è utile che la fisioterapia parta da una diagnosi chiara. Nel Servizio Sanitario Nazionale le regole di accesso variano da regione a regione: il medico di famiglia può indicarti la procedura corretta.
Il fisiatra può fare infiltrazioni?
Sì, molti fisiatri le eseguono, così come gli ortopedici. La scelta dipende dal tipo di problema e dall’esperienza dello specialista con quella procedura, più che dalla specializzazione in sé.
Dopo l’intervento chi mi segue?
Il chirurgo resta il riferimento per i controlli sull’intervento e per i tempi del recupero. La riabilitazione quotidiana la segue il fisioterapista, spesso con il fisiatra. È importante che tutti siano aggiornati sui progressi e sulle eventuali difficoltà incontrate.
Posso andare direttamente dal fisioterapista?
Puoi farlo, ma conviene che ci sia una diagnosi medica alle spalle. Un buon fisioterapista, del resto, è il primo a rimandarti dal medico se nota segnali che richiedono accertamenti o se il quadro non migliora.
Ortopedico e fisiatra danno risposte diverse: a chi credo?
Capita, e spesso i due pareri non sono in contraddizione ma guardano aspetti diversi. Chiedi a entrambi di spiegarti il ragionamento e cosa si aspettano nei prossimi mesi: di solito il quadro si ricompone da solo.
Per i bambini e i ragazzi a chi rivolgersi?
Il pediatra è il primo riferimento e sa quando serve uno specialista. Per problemi di crescita, deformità, dolori persistenti o traumi sportivi l’ortopedico è la figura indicata, con eventuale supporto riabilitativo successivo, da concordare tra le figure coinvolte nel percorso.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
Categorie: Visita e percorso di cura