Cosa portare alla prima visita ortopedica

di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura

Alla prima visita ortopedica servono gli esami già eseguiti con le immagini e non solo i referti, i referti di visite e interventi precedenti, l’elenco dei farmaci e gli eventuali tutori o plantari. Non serve fare esami nuovi se nessuno li ha prescritti: spesso è la visita a stabilire quali siano davvero utili.

Una visita preparata vale il doppio

Il tempo della visita è limitato, e quanto si riesce a fare dipende molto da cosa il paziente porta con sé. Non è una questione di burocrazia: è che ogni documento aggiunge un pezzo alla storia del ginocchio.

Mi capita spesso di vedere persone arrivare con una borsa piena di fogli ma senza le immagini della risonanza, oppure dimenticare di dire che prendono un anticoagulante. Non è colpa loro: nessuno spiega cosa serve davvero.

Con la documentazione giusta, in una sola visita si può arrivare a una diagnosi e a un piano. Senza, capita di doversi rivedere solo per guardare un esame che era rimasto a casa.

La visita ortopedica dura circa 30 minuti, e quanto si riesce a fare dipende molto da ciò che il paziente porta con sé. Qui lo spiego in modo pratico.

Il referto racconta, le immagini mostrano

Se devo indicare la cosa più importante da portare, sono le immagini degli esami: il CD, la chiavetta o il link che molti centri forniscono, non solo il foglio con il referto.

Il referto è la lettura di un collega radiologo, preziosa ma necessariamente sintetica: descrive quello che ha visto, non tutto quello che c’è. Guardare le immagini mentre ho davanti il ginocchio del paziente mi permette di collegare il dettaglio al sintomo.

Un esempio concreto: un referto può segnalare una lesione del menisco senza specificare se interessa la zona che spiega il dolore raccontato dal paziente. Le immagini mi permettono di verificarlo.

Un consiglio pratico: prova ad aprire il CD sul computer di casa prima della visita. Capita che sia vuoto, illeggibile o che contenga solo il referto.

Gli esami vecchi valgono quanto quelli nuovi

Molti pazienti lasciano a casa radiografie di cinque o dieci anni prima pensando che siano inutili. È l’esatto contrario: il confronto nel tempo è una delle informazioni più preziose che possa avere.

Una radiografia di qualche anno fa, messa accanto a una recente, dice se un’artrosi è ferma o sta avanzando, e con quale velocità. Un esame fatto prima di un trauma dice se una lesione c’era già.

Lo stesso vale per le lettere di dimissione dopo un intervento e per le descrizioni operatorie: contengono dettagli che nessuno può ricostruire a distanza di anni. Per chi ha una protesi, è utile portare anche il tesserino con il modello dell’impianto.

Se hai esami sparsi in strutture diverse, mettili in ordine di data: bastano cinque minuti a casa e fanno risparmiare tempo prezioso in ambulatorio.

Non serve fare esami nuovi prima di venire

È la domanda che ricevo più spesso prima di una prima visita: «Dottore, faccio una risonanza così arriviamo preparati?». La risposta, se nessuno te l’ha prescritta, è in genere no.

È la visita a stabilire quale esame serve, e a volte a stabilire che non ne serve nessuno. Una radiografia sotto carico basta in molte situazioni; la risonanza è utile in casi precisi.

Fare accertamenti alla cieca costa tempo e denaro, e può creare preoccupazioni per reperti che non c’entrano con il dolore: è il motivo per cui la risonanza prima della visita raramente serve.

Se però l’esame lo hai già fatto, per qualsiasi motivo, portalo: quello che c’è si usa.

L’elenco dei farmaci cambia alcune decisioni

Sembra un dettaglio da poco e invece incide. Sapere quali farmaci prendi ogni giorno, con le dosi, può modificare le scelte che facciamo insieme alla fine della visita.

Gli anticoagulanti e gli antiaggreganti, per esempio, richiedono attenzioni particolari se si valuta un’infiltrazione o un intervento. Il cortisone assunto per altre malattie, i farmaci per il diabete e quelli per l’osteoporosi cambiano il contesto.

Portare le scatole o una foto delle confezioni è il modo più semplice per non sbagliare i nomi. Aggiungi le allergie note, soprattutto a farmaci, lattice o disinfettanti.

Se hai fatto di recente esami del sangue per altri motivi, portali: spesso contengono informazioni utili anche a noi ortopedici.

Una lista da preparare la sera prima

Per non dimenticare nulla, la cosa più semplice è preparare una cartellina il giorno prima. Ecco cosa metterci.

  • radiografie, risonanze, TAC ed ecografie, con le immagini oltre ai referti;
  • referti di visite precedenti, di ortopedici, fisiatri o del medico di famiglia;
  • lettere di dimissione e descrizioni di eventuali interventi;
  • elenco dei farmaci con le dosi ed eventuali allergie;
  • tutori, ginocchiere o plantari che usi abitualmente;
  • tessera sanitaria e documento d’identità.

Per la visita privata non serve l’impegnativa del medico di famiglia, perché è una visita in libera professione. I poliambulatori in cui ricevo sono convenzionati con le assicurazioni, con l’eccezione della sede di San Giorgio di Piano, dove, come a Trapani, svolgo soltanto visite e nessun’altra prestazione: chi ha una copertura assicurativa o aziendale può verificare con la propria compagnia l’eventuale necessità di una prescrizione e quali documenti servono per il rimborso.

Vestirsi bene per una visita significa poter scoprire l’articolazione

Non serve eleganza, serve praticità. Per il ginocchio vanno benissimo dei pantaloncini da portare in borsa, oppure pantaloni larghi che si arrotolano sopra il ginocchio senza stringere.

Durante l’esame guardo entrambe le gambe: il confronto con il lato sano è una delle informazioni più utili, e con un pantalone stretto diventa impossibile.

Porta anche le scarpe che usi di solito. L’usura delle suole racconta come distribuisci il carico, e gli eventuali plantari vanno visti nel contesto in cui li usi.

Se ti muovi con un bastone o una stampella, portali: mi interessa vedere come li usi e se sono regolati all’altezza giusta.

La storia che racconti pesa più di quanto immagini

La parte della visita che mi dà più informazioni non è l’esame fisico né la risonanza: è il racconto. Per questo vale la pena arrivare con le idee chiare su alcuni punti.

Cosa prepararePerché mi serve
Da quando c’è il dolore e come è iniziatoDistingue i problemi da trauma da quelli da usura
Dove fa male, indicandolo con un ditoOrienta verso menisco, rotula, tendini o legamenti
Cosa lo peggiora e cosa lo miglioraSepara il dolore da carico da quello infiammatorio
Se il ginocchio si gonfia, cede o si bloccaIndica i sintomi meccanici da approfondire
Cure già provate e risultati ottenutiEvita di ripetere ciò che non ha funzionato

Scrivi anche le domande che vuoi farmi: in ambulatorio l’emozione fa dimenticare le cose, e tornare a casa con un dubbio è un peccato.

Dalla visita esci con un referto: conservalo bene

Alla fine della visita ricevi un documento scritto con quello che è emerso: la diagnosi o l’ipotesi diagnostica, gli eventuali esami da fare e il percorso di cura proposto.

Conservalo insieme agli altri documenti, in ordine di data. Servirà al controllo successivo, al fisioterapista e al tuo medico di famiglia, e sarà utile se un giorno vorrai sentire un altro specialista.

Molti pazienti tengono anche una copia digitale sul telefono, fotografando i referti. È una buona abitudine, soprattutto quando si viaggia o ci si sposta tra più strutture.

Se durante la visita ti spiego degli esercizi, chiedimi di scriverli o registrali: quello che sembra chiaro in ambulatorio, a casa lo è meno. È l’ultimo dei passaggi con cui si svolge una visita ortopedica.

Domande frequenti

Se ho perso il CD della risonanza cosa faccio?

Puoi chiederne una copia al centro dove hai fatto l’esame: molti oggi forniscono anche un link per scaricare le immagini. Se non riesci in tempo, porta comunque il referto: si lavora con quello che c’è.

Devo sospendere i farmaci prima della visita?

No. Continua a prendere le tue terapie come sempre, salvo indicazioni diverse del medico che te le ha prescritte. Alla visita valuteremo insieme se qualche farmaco richiede attenzioni particolari per i trattamenti che potremmo proporre, come un’infiltrazione.

Posso mandare gli esami prima dell’appuntamento?

No: gli esami vanno portati il giorno della visita, perché le immagini si guardano insieme a te e al tuo ginocchio. Dopo la prima visita il discorso cambia: gli esami che esegui in seguito puoi mandarmeli per mail, e ti rispondo, oppure portarli in ambulatorio per mostrarmeli senza pagare nulla.

Quanto dura una prima visita?

In genere circa 30 minuti, il tempo necessario per ascoltare la storia, esaminare l’articolazione, guardare gli esami e spiegare le opzioni. Arrivare qualche minuto prima aiuta a sbrigare l’accettazione con calma e a iniziare senza fretta.

Posso venire accompagnato?

Certo, e spesso è utile: un familiare aiuta a ricordare i dettagli e a riascoltare le spiegazioni a casa. Per i minorenni la presenza di un genitore o di chi ne fa le veci è necessaria.

Serve portare gli esami di altre articolazioni?

Se riguardano anca, schiena o la gamba opposta, sì. Il dolore al ginocchio a volte nasce altrove, e avere quei documenti evita di dover richiedere esami che hai già fatto in passato, con tempi e costi che potresti risparmiare.

Dott. Gabriele Drago

Ortopedico, specialista del ginocchio

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.

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Categorie: Visita e percorso di cura

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