Come si svolge una visita ortopedica
di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura
Una visita ortopedica si svolge in quattro momenti: il colloquio sul problema, l’esame fisico dell’articolazione con test specifici, la lettura degli esami già eseguiti e la spiegazione finale, con una diagnosi o il percorso per arrivarci. Non è una visita dolorosa, non richiede alcuna preparazione particolare e si chiude con un referto scritto e una proposta di percorso.
Una visita ortopedica comincia dal racconto, non dagli esami
Molti pazienti arrivano con la cartellina degli esami in mano e la aprono prima ancora di sedersi. Io la lascio da parte per qualche minuto, e non per snobismo: è che la parte più informativa della visita è quello che mi racconti.
Il colloquio, che noi chiamiamo anamnesi, è il momento in cui si costruiscono le ipotesi. L’esame fisico serve poi a confermarle o a scartarle, e le immagini arrivano per ultime, a completare il quadro.
Una visita ortopedica dura circa mezz’ora e segue sempre lo stesso ordine: qui racconto cosa succede davvero, minuto per minuto.
Sapere cosa aspettarsi rende la visita più utile, e toglie quel po’ di tensione che quasi tutti hanno la prima volta.
Le domande che faccio non sono di rito
Ti chiedo da quando hai il problema, come è iniziato, dove senti dolore, in quali momenti peggiora, cosa hai già provato e con quale risultato. Poi passo alla tua vita: lavoro, sport, altre malattie, farmaci.
Ogni risposta sposta il ragionamento. Un dolore iniziato con uno schiocco in una partita di calcetto e un dolore comparso poco a poco in una persona di sessantacinque anni portano verso ipotesi diverse fin dall’inizio.
Anche le domande apparentemente lontane servono. Sapere che fai un lavoro in piedi otto ore al giorno, o che devi salire tre piani a piedi ogni sera, cambia le soluzioni che ha senso proporti.
Se ti aiuta, arriva con qualche appunto: insieme a esami e referti è una delle cose da portare alla prima visita.
L’esame del ginocchio segue un ordine preciso
La seconda parte della visita è l’esame fisico. Non è una manovra unica ma una sequenza, e parte dal confronto con il lato sano.
| Fase | Cosa guardo |
|---|---|
| Osservazione in piedi e in cammino | Asse della gamba, zoppia, muscoli più sottili, gonfiore |
| Palpazione | Punti dolenti su menischi, tendini, legamenti e rotula |
| Movimento | Quanto il ginocchio si piega e si distende, e se scorre bene |
| Test sui legamenti | Stabilità di crociati e collaterali rispetto al lato sano |
| Manovre sui menischi | Dolore o scatti durante rotazioni e carico |
Per il legamento crociato anteriore uso soprattutto il test di Lachman, che valuta quanto la tibia scivola in avanti rispetto al femore: studi di sintesi lo indicano tra i test clinici più affidabili per questa lesione.
I test non fanno male, riproducono il dolore che già conosci
È la preoccupazione che leggo più spesso negli occhi dei pazienti quando mi avvicino al lettino. La risposta è che una visita ortopedica non è un esame doloroso.
Alcune manovre possono risvegliare per un attimo il fastidio che già senti, ed è esattamente quello che mi serve: se una manovra riproduce il tuo dolore, mi sta indicando quale struttura è coinvolta.
Ti chiedo di dirmi cosa senti mentre eseguo i test, e se qualcosa è troppo fastidioso mi fermo. Non c’è nessun vantaggio nel forzare un ginocchio contratto: i test diventano meno affidabili, non più precisi.
Dopo la visita il ginocchio sta come prima. In rari casi, se l’articolazione era molto irritata, può restare un fastidio per qualche ora.
Guardo anche l’anca, la schiena e il modo di camminare
Una delle cose che sorprende di più i pazienti è vedermi esaminare zone che non fanno male. C’è un motivo preciso: il ginocchio non lavora da solo.
Un’anca artrosica può dare dolore riferito alla parte anteriore o interna del ginocchio, senza fastidio all’inguine. Un problema lombare può dare dolore che scende lungo la gamba. Una caviglia rigida cambia il modo in cui il ginocchio assorbe il carico.
Per questo, quando serve, ti chiedo di camminare avanti e indietro nel corridoio, di alzarti da una sedia senza usare le mani o di fare un piegamento su una gamba sola.
Sono gesti semplici che dicono molto sulla forza, sul controllo e su come si distribuiscono i carichi.
Le immagini si leggono dopo aver visitato, non prima
A questo punto apriamo insieme la tua cartellina. Guardo le immagini, non solo i referti, e le confronto con quello che ho trovato esaminandoti.
Non sempre le due cose coincidono, e questo è normale. Una risonanza può mostrare alterazioni che non danno alcun disturbo, soprattutto dopo i cinquant’anni, e allo stesso tempo un dolore importante può nascere da qualcosa che le immagini non mostrano bene.
Se non hai esami, o se quelli che hai non bastano, ti indico quali servono e perché. A volte è sufficiente una radiografia sotto carico; altre volte serve una risonanza; spesso non serve nulla.
Quando prescrivo un esame ti spiego cosa sto cercando: così, quando arriva il referto, sai già quale risposta aspettarti.
Con uno sportivo e con una persona anziana cambiano le priorità
La struttura della visita resta la stessa, ma l’attenzione si sposta. Con un giovane sportivo che ha preso una distorsione mi concentro sulla stabilità: legamenti, menischi, capacità di tornare a correre e a cambiare direzione.
Gli chiedo che sport pratica, a che livello, quando ricomincia il campionato. La cura giusta per un calciatore agonista non è la stessa per chi gioca a calcetto una volta al mese.
Con una persona più avanti con gli anni guardo l’asse della gamba, la cartilagine, la forza muscolare e soprattutto l’autonomia: quanti metri cammina, se fa le scale, se si alza dalla sedia senza aiuto, se esce di casa da sola.
Anche le altre malattie e i farmaci pesano di più nelle scelte. L’obiettivo, in entrambi i casi, è capire cosa conta davvero per quella persona.
La visita finisce quando hai capito le opzioni
L’ultima parte è quella a cui dedico più attenzione. Ti spiego con parole semplici cosa ho trovato, qual è secondo me la causa del problema e quali strade abbiamo.
Se le opzioni sono più di una, te le presento tutte, con vantaggi e limiti, partendo da quelle meno invasive: esercizio, fisioterapia, gestione del carico, farmaci, infiltrazioni. Solo dopo, se serve, parliamo di chirurgia.
Quando proponiamo un intervento ti spiego in cosa consiste, perché lo consiglio, cosa comporta il recupero e cosa succede se decidi di aspettare. Non ti chiedo di decidere subito: una scelta così va presa con calma.
Alla fine ricevi un referto scritto con la diagnosi o l’ipotesi, gli esami da fare e le indicazioni per il percorso di cura.
Dopo la visita il percorso continua
La visita non si chiude con la porta dell’ambulatorio. Se ti prescrivo degli esami, quando li hai eseguiti puoi mandarmeli per mail e ti rispondo, oppure portarmeli in ambulatorio per guardarli insieme: in quel caso non paghi nulla, perché non si tratta di una nuova visita.
Quello che non faccio è dare un parere a distanza prima di aver visitato. Leggere una risonanza senza aver esaminato il ginocchio e senza aver ascoltato la storia porta a conclusioni fragili, e preferisco non darne.
Quando serve un trattamento che non si può eseguire nella stessa giornata, si programma un appuntamento dedicato: ti spiego prima in cosa consiste, cosa aspettarti nelle ore successive e quali sono i possibili effetti indesiderati. Se invece il percorso giusto è la riabilitazione, ti indico gli obiettivi da raggiungere e quando rivederci per valutare i risultati.
Domande frequenti
Quanto dura una visita ortopedica?
In genere circa 30 minuti. È il tempo che serve per ascoltare la storia, esaminare l’articolazione, guardare gli esami e spiegare con calma le opzioni, rispondendo alle domande che porti con te senza fretta.
Devo spogliarmi durante la visita?
Serve scoprire l’articolazione da esaminare e poterla confrontare con l’altra. Per il ginocchio bastano pantaloncini o pantaloni larghi che si arrotolano. Non è richiesto nulla di più, e l’esame avviene nel rispetto della privacy della persona.
Serve una visita di controllo?
Dipende dal problema e dal percorso scelto. Spesso fisso un controllo dopo qualche settimana di cure o dopo gli esami richiesti, per valutare i risultati ottenuti e decidere insieme i passi successivi, senza lasciar passare troppo tempo.
Posso farmi accompagnare da un familiare?
Sì, e spesso aiuta. Una seconda persona ricorda i dettagli, prende appunti e può rileggere le indicazioni a casa. Per i minorenni la presenza di un genitore o di chi ne fa le veci è necessaria.
La visita è diversa per un bambino?
I passaggi sono gli stessi, ma il tempo dedicato al gioco e alla fiducia è maggiore. Con i bambini conta molto osservare come camminano e come si muovono spontaneamente, più che eseguire test complessi sul lettino.
Cosa succede se la diagnosi non è chiara subito?
Capita, ed è onesto dirlo. In quel caso ti spiego quali sono le ipotesi, quali esami servono per distinguerle e in quanto tempo possiamo avere una risposta. Meglio un percorso chiaro che una diagnosi affrettata.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
Categorie: Visita e percorso di cura