Protesi parziale al ginocchio: vantaggi e svantaggi
di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura
I vantaggi della protesi parziale sono un intervento meno esteso, un recupero in genere più rapido e un ginocchio che molti sentono più naturale, perché conserva tutti i legamenti. Lo svantaggio principale è un rischio più alto di reintervento nel lungo periodo, soprattutto se l’artrosi progredisce nelle parti non sostituite. Qui trovi i dati, i rischi e il modo in cui peso pro e contro insieme al paziente.
Il bilancio va fatto su due piatti, non su uno solo
Quando presento la protesi parziale, cerco di mettere sui due piatti della bilancia tutto quello che serve per decidere. Non basta dire che «si recupera prima»: bisogna anche spiegare che cosa si accetta in cambio.
Solo così la scelta diventa consapevole e il paziente sa che cosa aspettarsi negli anni, senza sorprese e senza delusioni. È anche il modo migliore per evitare che, dieci anni dopo, un problema prevedibile venga vissuto come un errore.
La protesi monocompartimentale di ginocchio ha vantaggi evidenti e limiti precisi, e conviene conoscerli entrambi prima di scegliere.
Il vantaggio maggiore è ciò che l’intervento non tocca
La protesi parziale sostituisce solo il compartimento consumato. Questo significa conservare tutti i legamenti, crociati compresi, la cartilagine sana degli altri compartimenti e una buona parte dell’osso. Anche l’incisione è leggermente più piccola di quella necessaria per una protesi totale.
Il ginocchio mantiene così una meccanica più vicina a quella naturale e una migliore percezione della propria posizione nello spazio. Molti pazienti descrivono un ginocchio che «non sentono», che si piega bene e si comporta in modo spontaneo sulle scale.
Non è una garanzia valida per tutti, ma è un’esperienza frequente e coerente con il fatto che si lascia intatta gran parte dell’articolazione.
Nel primo periodo i numeri sono a favore della protesi parziale
Un intervento meno esteso comporta in media meno dolore nei primi giorni, minore perdita di sangue e una ripresa più rapida del cammino. L’intervento dura circa un’ora, il ricovero tre-cinque giorni, le stampelle servono per circa quattro settimane e si torna alle attività quotidiane di solito tra quattro e sei settimane, contro le sei-otto di una protesi totale, con differenze legate all’età e al tipo di lavoro. Chi si opera di protesi totale è mediamente più anziano e considera già un risultato consistente camminare senza stampelle e fare la spesa; chi fa una parziale è spesso più giovane e per ritorno alle attività intende il lavoro, se non lo sport.
Un ampio studio sul registro protesico di Inghilterra e Galles, che ha confrontato pazienti con caratteristiche simili, ha osservato con la protesi parziale una degenza più breve, meno complicanze generali nel primo periodo, come trombosi e infarto, e una mortalità più bassa nei mesi successivi.
Sono dati osservazionali e vanno letti con prudenza, perché i due gruppi non sono identici di partenza. Restano però coerenti con quanto si osserva nella pratica quotidiana.
Lo svantaggio principale si vede solo negli anni
Lo stesso studio di registro, e molti altri, hanno mostrato per la protesi parziale un tasso di reintervento più alto rispetto alla totale.
Secondo i registri protesici, a dieci anni circa il 90% delle protesi monocompartimentali è ancora in sede, mentre a quindici anni la quota si colloca fra il 70 e l’81% a seconda del registro consultato. Per la protesi totale le percentuali di sopravvivenza a lungo termine risultano più alte.
In altre parole: la grande maggioranza dei pazienti non avrà bisogno di un secondo intervento, ma la probabilità è un po’ più alta, ed è il dato da leggere insieme a quanto dura una protesi monocompartimentale.
I reinterventi sono più frequenti per due motivi, più uno
Nei registri il numero di reinterventi dopo protesi parziale è più alto, ma le cause non sono tutte dello stesso tipo. Vale la pena distinguerle, perché hanno un peso diverso.
Il primo motivo è la progressione dell’artrosi negli altri compartimenti: con gli anni la cartilagine rimasta può consumarsi a sua volta e tornare a fare male. È l’evoluzione naturale della malattia, non un difetto dell’impianto.
Il secondo è la mobilizzazione delle componenti, cioè il loro distacco dall’osso, che però è un evento raro. Si aggiungono l’usura dell’inserto in plastica e, in alcuni modelli mobili, il suo spostamento.
C’è poi un terzo elemento meno evidente: poiché convertire una parziale in totale è in genere più semplice di una revisione di protesi totale, i chirurghi tendono a proporla con meno esitazione. Anche questo contribuisce ad alzare i numeri nei registri.
I rischi dell’intervento restano quelli di ogni protesi
Infezione, trombosi venosa, rigidità, dolore persistente e problemi di guarigione della ferita sono complicanze possibili, non frequenti, che si prevengono con protocolli specifici prima, durante e dopo l’intervento.
A queste si aggiungono aspetti tipici della protesi parziale: il dolore sulla parte interna della tibia nei primi mesi, che di solito si risolve, e la possibilità che l’artrosi progredisca nelle zone non trattate.
Esiste inoltre un secondo rischio specifico di questo intervento: in circa l’1% dei casi l’osso sotto l’impianto può cedere, soprattutto nelle pazienti con osteoporosi ed età avanzata. È uno dei motivi per cui valuto con attenzione la qualità dell’osso prima di proporre una parziale.
Non elenco i rischi per spaventare, ma perché farlo prima è l’unico modo corretto. Un paziente informato riconosce prima un problema e chiama al momento giusto.
Vale anche il contrario: sapere che cosa è normale evita telefonate ansiose per un gonfiore serale o per un lieve calore intorno alla cicatrice, che nei primi mesi fanno parte del decorso.
Vantaggi e svantaggi, uno accanto all’altro
Questa sintesi è quella che uso in ambulatorio quando la scelta è aperta tra le due soluzioni. La riporto volentieri anche qui, perché vederla scritta aiuta a ragionare con più calma rispetto a una conversazione in visita.
| Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|
| Intervento meno esteso, meno osso rimosso | Più reinterventi nel lungo periodo |
| Recupero in genere più rapido | Possibile progressione dell’artrosi nelle parti non sostituite |
| Legamenti conservati, ginocchio più naturale | Indicazioni più selettive: non adatta a tutti |
| Meno complicanze generali nel primo periodo | Richiede grande precisione nel posizionamento |
| Conversione a protesi totale possibile e in genere più semplice di una revisione | Rischio di cedimento dell’osso sotto l’impianto, circa l’1% dei casi |
Se un giorno servisse un secondo intervento, si perde poco
Se in futuro l’artrosi coinvolge altre parti del ginocchio, la protesi parziale si può convertire in totale. Di solito l’intervento è più semplice di una revisione di protesi totale, perché la parziale ha rimosso meno osso.
I risultati della conversione sono in genere buoni, anche se non sempre sovrapponibili a quelli di una protesi totale eseguita come primo intervento. È un dato che riporto con onestà.
Quando serve, si può passare dalla parziale alla protesi totale: i segnali che indicano il momento di riparlarne sono il dolore che torna e la radiografia che cambia.
Come peso pro e contro insieme al paziente
Uno studio randomizzato britannico del 2019 ha confrontato protesi parziale e totale in pazienti idonei a entrambe, trovando risultati clinici simili a cinque anni e un rapporto costo-beneficio favorevole alla parziale. Per molte persone, quindi, è una scelta ragionevole.
Chi dà valore a un recupero rapido e a un ginocchio che si sente proprio tende a preferire la parziale. Chi vuole ridurre al minimo la probabilità di un nuovo intervento può orientarsi sulla totale.
La condizione indispensabile resta una sola: che il ginocchio abbia le caratteristiche giuste. Il resto è la differenza tra protesi monocompartimentale e protesi totale, voce per voce.
Quando i due piatti restano in equilibrio, l’ultima parola spetta al paziente. Il mio compito è che la scelta sia informata, non convincere qualcuno a preferire una soluzione che non sente sua.
Domande frequenti
Il robot riduce gli svantaggi della protesi parziale?
La tecnica robotica aiuta a posizionare le componenti con maggiore precisione, e questo è un fattore che incide sulla durata. Se si tradurrà in meno reinterventi a lungo termine è un’ipotesi ragionevole, ma servono studi con molti anni di osservazione.
La protesi parziale fa meno male di quella totale?
In media il dolore dei primi giorni è più contenuto, perché l’intervento è meno esteso e i tessuti vengono meno traumatizzati. La percezione del dolore resta però molto personale e dipende anche dalla terapia antalgica impostata.
Posso fare sport con una protesi parziale?
Molti pazienti tornano ad attività a basso impatto come camminata, bicicletta, nuoto e golf. Gli sport con salti, torsioni o contatti bruschi aumentano i carichi sull’impianto e possono accelerarne l’usura: andrebbero evitati.
L’artrosi progredirà comunque negli altri compartimenti?
Non in tutti i pazienti. Dipende dalla predisposizione, dall’allineamento della gamba, dal peso e dall’attività. Un buon posizionamento della protesi e un peso controllato aiutano a distribuire meglio i carichi sulle zone rimaste e a rallentare il processo.
Non conviene fare subito la protesi totale, per stare tranquilli?
Non è detto. Anche la protesi totale può richiedere un reintervento negli anni, e in quel caso la revisione è più complessa. Se il ginocchio ha le caratteristiche giuste, la parziale resta una scelta pienamente ragionevole.
Come mi accorgerò se qualcosa non funziona?
Il segnale più tipico è la ricomparsa del dolore dopo un periodo di benessere, spesso in una zona diversa da quella operata. Anche gonfiore ricorrente o una sensazione di cedimento meritano un controllo, senza aspettare la visita programmata.
Dott. Gabriele Drago
Ortopedico, specialista del ginocchio
Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.
Categorie: Protesi di ginocchio