Quanto dura l’intervento al menisco

di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura

La parte chirurgica di un intervento al menisco è breve: circa 15-30 minuti, con la meniscectomia più rapida della sutura. Il ricovero è in day surgery, ma la giornata in ospedale dura molto di più, tra preparazione, anestesia e osservazione. Qui trovi i tempi di ogni fase, cosa li allunga e come organizzarti con chi ti accompagna.

Dietro questa domanda ce ne sono due diverse

Quando un paziente mi chiede quanto durerà il suo intervento, in realtà vuole sapere due cose. La prima è quanto tempo resterà in sala operatoria, addormentato o con le gambe insensibili. La seconda, che interessa soprattutto chi lo accompagna, è quanto durerà l’intera giornata in ospedale.

Le due risposte sono molto diverse: la parte chirurgica si misura in 15-30 minuti, la giornata in ore. Tenerle separate evita gran parte dei malintesi.

C’è poi una terza domanda, spesso non detta: «un intervento breve significa che è semplice?». Non sempre, e più avanti spiego perché: nella chirurgia del menisco convivono procedure di un quarto d’ora e riparazioni più lunghe e delicate.

Ogni artroscopia comincia con un giro di ispezione

Qualunque sia il piano, i primi minuti sono uguali per tutti. Attraverso due piccoli accessi di pochi millimetri introduco la microtelecamera e gli strumenti, riempio l’articolazione di soluzione sterile per avere spazio e visione, e controllo in sequenza rotula, cartilagine, menischi e legamenti crociati.

Questa fase dura pochi minuti e non si salta. Serve a confermare ciò che la risonanza mostrava e, a volte, a scoprire qualcosa che le immagini non avevano raccontato bene: una lesione più estesa, un frammento libero, una cartilagine più consumata del previsto.

È anche il momento in cui si decide davvero tra riparare e rimuovere, cioè la differenza tra sutura del menisco e meniscectomia: la lesione si vede per la prima volta dall’interno.

La meniscectomia è breve, la sutura chiede più tempo

La meniscectomia parziale è di norma la procedura più rapida. Individuata la porzione rotta, la rimuovo con piccole pinze e con uno strumento motorizzato che regolarizza il bordo, poi verifico che il menisco residuo sia stabile. Nei casi semplici la parte chirurgica si conclude in media in circa 15 minuti.

La sutura richiede più passaggi: preparare i margini, passare i fili o posizionare i dispositivi di ancoraggio, controllare la tenuta di ogni punto. A volte serve un accesso in più sul lato del ginocchio per annodare in sicurezza. Il risultato è un intervento più lungo, che arriva in genere intorno ai 30 minuti.

Anche la sede della rottura pesa sul cronometro. Una lesione del corno posteriore, nella parte più profonda e nascosta dell’articolazione, obbliga a lavorare in uno spazio stretto e a cambiare più volte la posizione della gamba per guadagnare accesso; una lesione del corpo meniscale, più avanti, si raggiunge con manovre più dirette. Allo stesso modo, un ginocchio rigido o molto serrato va aperto con gradualità prima di poter introdurre gli strumenti, e questo aggiunge minuti che non dipendono dalla gravità della lesione.

Un altro fattore è il numero di punti necessari. Una rottura breve e stabile può richiedere un solo punto, mentre una lesione estesa, come quella a manico di secchio, va prima riportata al suo posto e poi fissata con più ancoraggi, ciascuno dei quali va passato e verificato singolarmente. È un lavoro che non si può accelerare senza rinunciare alla tenuta della riparazione.

I tempi crescono ancora quando nella stessa seduta si tratta la cartilagine o si ricostruisce il legamento crociato anteriore.

Un intervento più lungo non è un intervento andato peggio

È un equivoco che vedo spesso nei familiari in attesa. Se l’operazione si allunga, la prima idea è che sia sorto un problema. Nella maggior parte dei casi significa l’opposto: si è scelto di conservare il menisco invece di rimuoverlo, e ripararlo richiede precisione e minuti.

Lo stesso vale per la relazione tra durata e recupero. Un intervento breve non garantisce un rientro rapido, e uno lungo non condanna a mesi di stampelle. Quello che determina la riabilitazione è cosa è stato fatto e cosa deve cicatrizzare, non il cronometro della sala.

Per questo, quando spiego l’intervento, parlo prima di percorso e poi di tempi: è il percorso che cambia la vita delle settimane successive.

L’anestesia ha i suoi tempi, prima e dopo

L’anestesia utilizzata è quella spinale, concordata con l’anestesista durante la visita preoperatoria: rende insensibili le gambe per circa tre ore, lasciando il paziente sveglio o leggermente sedato.

La preparazione richiede alcuni minuti prima dell’inizio: posizionamento dell’ago in vena, monitoraggio di pressione e battito, esecuzione dell’anestesia e verifica che abbia fatto effetto.

Anche la coda ha il suo peso. Dopo una spinale la sensibilità e la forza tornano gradualmente nell’arco di alcune ore, e si resta in osservazione finché il paziente non cammina in sicurezza. È uno dei motivi per cui, anche dopo un intervento breve, non si esce dall’ospedale a metà mattina.

Questa tabella mostra la giornata ora per ora

I tempi qui sotto sono indicativi e variano tra le strutture, ma danno l’ordine di grandezza a chi deve organizzarsi.

MomentoCosa succedeTempo indicativo
Arrivo in repartoAccettazione, controllo documenti ed esami, digiuno già rispettatoPrima mattina
PreparazioneColloquio con anestesista, eventuale terapia, attesa del proprio turnoVariabile, anche alcune ore
Sala operatoriaAnestesia, artroscopia, medicazioneCirca 15-30 minuti di intervento, più anestesia e medicazione
Risveglio e osservazioneControllo di pressione, respiro e dolore; ripresa della sensibilitàAlcune ore
Prima mobilizzazionePrimi passi con le stampelle, prova di alzarsi e sedersiCirca mezz’ora
DimissioneLettera, terapia, indicazioni e primo controllo fissato a 20 giorniIn day surgery, in genere in serata

La preparazione a casa accorcia i tempi morti

Buona parte delle attese dipende dall’organizzazione della struttura, ma qualcosa si può fare. Ecco cosa chiedo di sistemare prima del ricovero:

  • portare esami, risonanza ed elenco dei farmaci, in una cartellina unica;
  • chiarire prima con il medico eventuali anticoagulanti o antiaggreganti da sospendere;
  • provare le stampelle a casa, regolandole all’altezza del polso;
  • indossare pantaloni larghi, che passino sopra la fasciatura;
  • liberare da tappeti e ostacoli il percorso tra letto, bagno e cucina;
  • concordare con un familiare il rientro in auto e la prima notte.

Sono piccoli gesti, ma trasformano una giornata faticosa in una giornata gestibile.

Le prime ore dopo l’intervento decidono il resto della giornata

Appena finita l’artroscopia il ginocchio viene fasciato e, spesso, raffreddato. Nelle ore successive il paziente resta in osservazione: si controlla il dolore, si verifica che la diuresi riparta dopo la spinale, si prova ad alzarsi.

Qui succedono le cose che pesano sulla dimissione. Un dolore ben controllato, l’assenza di nausea e una buona ripresa della forza permettono di tornare a casa in serata. Un ginocchio molto gonfio o una pressione instabile possono suggerire di fermarsi per la notte.

A casa il programma dei primi giorni è semplice: ghiaccio, gamba sollevata, esercizi di contrazione del quadricipite e cammino secondo le indicazioni. Forzare il piegamento o riprendere lo sport troppo presto sono invece le cose da non fare dopo l’intervento al menisco.

Cosa dico a chi aspetta fuori dalla sala

Ai familiari chiedo sempre due cose: di lasciare un recapito al personale e di non misurare l’andamento dell’intervento con l’orologio. Gli orari della lista operatoria possono spostarsi per ragioni organizzative, e un’attesa più lunga non è un brutto segno.

Quando esco dalla sala spiego cosa ho trovato e cosa ho fatto, prima al paziente e poi, con il suo consenso, a chi lo accompagna. Le stesse informazioni finiscono nella lettera di dimissione, perché nelle ore successive i ricordi sono spesso annebbiati dai farmaci.

L’ultima indicazione riguarda le settimane successive: il recupero dopo l’operazione al menisco è molto diverso tra sutura e meniscectomia, e conviene saperlo prima di prendere impegni.

Domande frequenti

Saprò prima dell’intervento se mi farete una sutura o una meniscectomia?

Ne parliamo sempre in anticipo, sulla base della risonanza, e ti dico quale ritengo più probabile. La decisione definitiva, però, si prende durante l’artroscopia, quando vedo la lesione e ne verifico stabilità e qualità del tessuto.

Si sente qualcosa durante l’operazione?

No, l’anestesia spinale elimina il dolore. Si può percepire una sensazione di pressione o di movimento, senza dolore, e chi preferisce può ricevere una leggera sedazione per riposare durante l’intervento.

A che ora verrò operato?

Si conosce l’ordine indicativo della lista, non l’orario esatto. Gli interventi precedenti possono allungarsi e far slittare il tuo turno. Il personale del reparto aggiorna pazienti e familiari durante la mattinata, così nessuno resta senza notizie.

Si possono operare entrambe le ginocchia nella stessa seduta?

È una scelta poco frequente, che si valuta solo in casi selezionati. Operare un ginocchio alla volta permette di appoggiarsi sull’altro durante il recupero, e questo, nelle prime settimane, è un vantaggio pratico notevole per camminare, salire le scale e muoversi in casa.

Quanto prima devo arrivare in ospedale?

Di solito al mattino presto, alcune ore prima dell’intervento, a digiuno secondo le indicazioni ricevute. L’orario preciso viene comunicato dalla struttura nei giorni precedenti, insieme alla documentazione da portare, alle istruzioni sui farmaci e alle indicazioni sul digiuno da rispettare.

Se l’intervento dura più del previsto devo preoccuparmi?

Quasi mai. Spesso dipende dall’organizzazione della sala o da una scelta chirurgica presa sul momento, come riparare invece di rimuovere. Al termine ti verrà spiegato cosa è stato fatto e perché, anche per iscritto nella lettera di dimissione, così puoi rileggerlo con calma a casa.

Dott. Gabriele Drago

Ortopedico, specialista del ginocchio

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.

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Categorie: Legamenti e menisco

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