L’operazione al crociato è dolorosa?

di Dott. Gabriele Drago 9 min di lettura

Durante l’operazione al crociato non si sente dolore, grazie all’anestesia. Nei primi due o tre giorni il ginocchio fa male, soprattutto nella zona del prelievo del tendine, ma il dolore si controlla bene con farmaci, ghiaccio e gamba sollevata. Poi diminuisce in modo progressivo. Qui trovi come cambia settimana dopo settimana e cosa non è normale.

La paura del dolore fa rimandare più decisioni di quante ne faccia prendere

Molti pazienti mi confessano che il vero motivo per cui hanno aspettato mesi prima di operarsi non era il lavoro o lo sport: era il timore di stare male. È una paura legittima e merita una risposta onesta.

Il dolore dopo la ricostruzione del crociato esiste, ma è prevedibile, ha una durata definita e oggi disponiamo di strumenti efficaci per tenerlo sotto controllo. Sapere in anticipo cosa aspettarsi cambia molto il modo in cui si affrontano i primi giorni.

La ricostruzione del crociato anteriore si esegue in artroscopia, con piccole incisioni e il prelievo del tendine che farà da innesto. Qui mi concentro su una cosa sola: quanto e come fa male, e cosa si può fare.

Vale una premessa: la soglia del dolore è personale e due pazienti operati lo stesso giorno possono raccontare esperienze molto diverse. Quello che segue è il decorso medio, non una previsione individuale.

Durante l’intervento non si sente nulla

L’operazione si esegue in anestesia spinale, detta anche subaracnoidea: blocca movimento e sensibilità di entrambe le gambe per circa tre ore. Le gambe restano completamente insensibili: si può percepire al massimo una pressione o un movimento, mai il dolore del taglio.

Molti pazienti scelgono di associare una leggera sedazione e finiscono per dormire quasi tutto il tempo, svegliandosi quando l’intervento è già concluso. Chi resta sveglio racconta soprattutto rumori e voci, non sensazioni sgradevoli.

Alla spinale si aggiunge un blocco nervoso periferico: l’anestesia mirata dei nervi che portano la sensibilità al ginocchio, che prolunga l’effetto antidolorifico per diverse ore dopo l’operazione ed è uno degli strumenti più efficaci per attraversare bene la prima giornata.

Questo significa che il primo dolore non arriva in sala, ma più tardi, quando l’effetto dei farmaci si riduce. Saperlo evita la sorpresa di chi, uscito dall’intervento senza sentire nulla, pensa di essere già fuori dai problemi.

Le prime 48-72 ore sono la parte più impegnativa

Quando l’effetto dell’anestesia svanisce, il ginocchio diventa dolente e teso. È la fase in cui il dolore raggiunge il picco, di solito la prima sera o il giorno seguente.

In questi giorni la terapia antidolorifica va presa a orari fissi, non «al bisogno». È un consiglio che ripeto sempre: aspettare che il dolore diventi forte prima di prendere il farmaco rende tutto più difficile da controllare. La terapia a orari fissi viene concordata con l’anestesista in base all’intervento eseguito, e accanto a questa viene prescritto un farmaco «rescue» da usare se la terapia di base non basta.

Accanto ai farmaci contano tre gesti semplici: ghiaccio più volte al giorno per quindici o venti minuti con un panno tra pelle e ghiaccio, gamba sollevata con il tallone appoggiato e il ginocchio disteso, riposo alternato a brevi camminate in casa.

Il dolore della zona di prelievo è diverso da quello dell’articolazione

Molti si aspettano un dolore «dentro» il ginocchio e invece avvertono il fastidio maggiore in superficie, dove è stato prelevato il tendine. È normale e ha una spiegazione anatomica.

Con i flessori il punto dolente si trova nella parte interna, appena sotto il ginocchio, e spesso si accompagna a un livido che scende lungo il polpaccio. Con il tendine rotuleo o quadricipitale il fastidio è davanti, e si accentua nell’appoggio in ginocchio.

Il dolore articolare, invece, è più profondo e sordo, legato al gonfiore. Distinguerli è utile, perché rispondono a cose diverse: il primo migliora con il tempo e con la cicatrizzazione, il secondo con il controllo del gonfiore.

Anche la pelle attorno alla cicatrice può risultare intorpidita o ipersensibile per mesi, a causa di piccoli rami nervosi cutanei coinvolti nell’incisione. È fastidioso ma non compromette la funzione del ginocchio.

Il dolore cambia forma settimana dopo settimana

Guardare il decorso nel suo insieme aiuta a non allarmarsi per un fastidio che compare in una fase in cui è previsto. Questi tempi sono indicativi e variano da persona a persona.

PeriodoCosa aspettarsiCosa aiuta di più
Primi 3 giorniDolore più intenso, ginocchio tesoFarmaci a orari fissi, ghiaccio, gamba sollevata
Da 4 a 14 giorniDolore in calo, fastidio al movimentoEsercizi per l’estensione, riduzione graduale dei farmaci
Da 2 a 6 settimaneFastidio dopo fisioterapia e stazione erettaDosare le attività, ghiaccio dopo le sedute
Dal terzo meseDolore occasionale, legato ai carichi nuoviProgressione graduale del programma

La sensazione di ginocchio «pieno» la sera, che si riduce la notte, accompagna spesso le prime settimane ed è attesa.

Il gonfiore alimenta il dolore e spegne il quadricipite

Il gonfiore dopo l’intervento è in parte sangue e liquido che si raccolgono nell’articolazione e nei tessuti vicini. Un ginocchio gonfio è teso, fa più male e si muove peggio.

C’è anche un effetto meno intuitivo: il liquido nell’articolazione inibisce il quadricipite, che fatica ad attivarsi. È il motivo per cui nei primi giorni molti non riescono a sollevare la gamba tesa dal letto, pur avendo un muscolo integro.

Controllare il gonfiore, quindi, non è solo una questione di comfort: è la condizione per recuperare forza e movimento. Ghiaccio, elevazione e attività dosate valgono, in questa fase, quanto una compressa in più.

Un livido esteso che scende verso il polpaccio e la caviglia fa impressione, ma di solito è normale: è sangue che si sposta per gravità e si riassorbe in due o tre settimane.

La fisioterapia può far male, ma esiste un limite accettabile

Alcuni esercizi, soprattutto quelli per recuperare l’estensione completa e la piegatura, sono fastidiosi. Un disagio durante l’esercizio è previsto e non danneggia nulla.

Il segnale di allarme è diverso: un dolore che resta forte per ore dopo la seduta, un ginocchio che il giorno dopo è più gonfio e caldo, una notte insonne dopo una seduta particolarmente intensa. Sono indizi che il carico è stato eccessivo.

Il fisioterapista regola l’intensità proprio su queste risposte, e il paziente deve raccontarle con sincerità. Nel primo mese consiglio almeno tre sedute a settimana, in studio o a domicilio secondo la preferenza del paziente, e può aiutare organizzare la terapia antidolorifica in modo che copra l’orario della seduta, applicando il ghiaccio subito dopo.

Un errore frequente è il contrario: stringere i denti in silenzio per dimostrare impegno. Un ginocchio spinto oltre il limite si gonfia e rallenta tutto il percorso, quindi raccontare il dolore non è lamentarsi, è dare informazioni utili.

Alcuni dolori non fanno parte del decorso normale

Distinguere il dolore atteso da quello che va segnalato è la parte più importante di questo articolo. Ecco i segnali che richiedono di contattare subito il medico, senza aspettare il controllo.

  • Febbre, arrossamento esteso, calore intenso o secrezione dalla ferita.
  • Dolore al polpaccio con gonfiore della caviglia, che può far pensare a una trombosi venosa.
  • Dolore che aumenta giorno dopo giorno invece di ridursi.
  • Ginocchio che si blocca improvvisamente e non si distende più.
  • Affanno o dolore al petto, da considerare un’urgenza immediata.

Sono eventi poco frequenti, e il motivo per cui li elenco non è spaventare: riconoscerli presto permette di trattarli in modo semplice ed efficace. Un’infezione individuata nei primi giorni, per esempio, si affronta molto meglio di una trascurata per due settimane.

Come imposto il controllo del dolore con i miei pazienti

Il lavoro inizia prima dell’intervento. Un ginocchio operato quando è ancora gonfio e rigido tende a fare più male e a recuperare più lentamente: per questo, di solito, si aspetta che l’infiammazione iniziale sia passata.

Alla dimissione consegno indicazioni scritte su farmaci, ghiaccio, posizione della gamba e primi esercizi, e spiego cosa fare se il dolore non si controlla. Tenere la gamba piegata tutto il giorno, per esempio, è tra le cose da non fare dopo l’operazione al crociato.

Ai pazienti più ansiosi racconto con calma come si svolge la giornata dell’intervento al crociato, dall’ingresso in sala al risveglio: sapere cosa succede, spesso, toglie metà della paura.

Al controllo chiedo sempre due cose molto concrete: quante ore di sonno hai perso e quante volte hai dovuto prendere un antidolorifico in più. Sono risposte che dicono più di qualunque scala numerica.

Domande frequenti

Devo mettere il ghiaccio anche di notte?

Non è necessario svegliarsi per applicarlo. Di notte conta di più la posizione: gamba sollevata, ginocchio disteso, cuscino sotto il tallone e non sotto l’articolazione. Il ghiaccio si riprende al mattino, più volte durante la giornata.

Posso prendere gli antinfiammatori che ho in casa?

Meglio di no. Segui la terapia indicata alla dimissione, perché alcuni farmaci non vanno associati tra loro e altri sono sconsigliati in presenza di gastrite, ipertensione o terapie in corso. Se il dolore non si controlla, chiama invece di aumentare le dosi.

Dopo quanto si torna a dormire bene?

Molti pazienti riferiscono un sonno più regolare dopo la prima o la seconda settimana, quando dolore e gonfiore iniziano a ridursi. Nei primi giorni può aiutare dormire supini con la gamba sollevata, anche se non è la posizione abituale.

Il dolore dipende dal tendine usato?

In parte sì. Con il tendine rotuleo è più frequente il fastidio anteriore, soprattutto quando ci si inginocchia; con i flessori prevale una sensazione di tensione nella parte interna della coscia. Sono differenze che discutiamo prima dell’intervento.

Per quanto tempo dovrò prendere antidolorifici?

In genere per alcuni giorni a orari fissi, poi al bisogno. Molti pazienti li riducono nettamente dopo la prima settimana. Se dopo dieci o quindici giorni il dolore richiede ancora dosi piene, conviene una rivalutazione.

Il dolore può tornare a distanza di mesi?

Può capitare un fastidio occasionale quando si introducono attività nuove, come la corsa o i salti. È di solito transitorio. Un dolore che si ripete sempre dopo lo stesso gesto, invece, merita un controllo prima di insistere.

Dott. Gabriele Drago

Ortopedico, specialista del ginocchio

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.

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