Differenza tra protesi robotica e protesi tradizionale

di Dott. Gabriele Drago 8 min di lettura

Le due tecniche impiantano protesi simili: cambiano il modo di pianificare l’intervento, gli strumenti che guidano i tagli e il momento in cui si controllano i legamenti. La tecnica tradizionale ha decenni di risultati documentati, quella robotica aggiunge precisione e misure. Qui le metto a confronto punto per punto, senza scegliere una vincitrice.

La differenza non sta nella protesi, ma nel modo di posizionarla

Chi deve operarsi legge di «protesi robotica» e si chiede se debba cercarla a tutti i costi, o se la tecnica classica sia ormai superata. Nessuna delle due idee è corretta, e conviene partire da ciò che le accomuna.

In entrambi i casi si impiantano componenti in metallo e polietilene che rivestono le superfici consumate di femore e tibia, fissate con il cemento nella maggior parte dei casi e senza cemento nei pazienti relativamente giovani e con un osso di buona qualità. Anestesia spinale con blocchi nervosi periferici, ferita, profilassi contro infezioni e trombosi, fisioterapia e controlli seguono gli stessi principi.

Anche le indicazioni sono identiche: si arriva alla protesi quando l’artrosi limita la vita quotidiana e le cure conservative non bastano più. La scelta tra tecnica tradizionale e protesi di ginocchio robotica viene dopo.

Prima dell’intervento cambia l’esame che serve

Per una protesi tradizionale servono in genere le radiografie del ginocchio e, spesso, una radiografia di tutta la gamba sotto carico. Sono immagini che permettono di stimare la misura della protesi e la correzione dell’asse.

La tecnica robotica richiede in più una TAC eseguita con un protocollo dedicato, da cui nasce il modello tridimensionale su cui costruisco il progetto. Significa un esame aggiuntivo, da eseguire nei giorni precedenti l’intervento.

È una differenza pratica che pesa anche sull’organizzazione: la TAC di pianificazione viene prenotata dalla struttura che esegue l’intervento, in genere a Villa Nigrisoli, a Bologna, e resta a carico del paziente anche quando l’intervento è in convenzione.

In sala cambiano gli strumenti che guidano la lama

Nella tecnica tradizionale il chirurgo fissa all’osso maschere di taglio, cioè guide metalliche orientate con aste di riferimento, e attraverso quelle esegue i tagli con la sega. L’esperienza di chi opera è decisiva per orientarle bene.

Nella tecnica robotica, dopo la calibrazione del ginocchio, il braccio conosce il volume di osso da rimuovere. La lama resta in mano al chirurgo, ma il sistema le impedisce di superare i limiti stabiliti dal progetto: si arresta automaticamente se si allontana di mezzo millimetro, o di mezzo grado, da quanto pianificato.

Il risultato che si cerca è lo stesso: superfici preparate in modo che la protesi appoggi bene e la gamba torni allineata. Cambia quanto margine si lascia all’occhio e alla mano durante l’esecuzione, perché il robot MAKO esegue i tagli dentro confini stabiliti al computer.

Il momento in cui si controllano i legamenti è il vero spartiacque

Con le guide tradizionali il bilanciamento dei legamenti si valuta soprattutto dopo i tagli, provando le componenti. Se qualcosa non torna si corregge, a volte con rilasci dei tessuti molli, cioè piccole sezioni dei legamenti per allentarli.

Con il robot la tensione di ciascun legamento viene registrata prima di tagliare, in estensione e in flessione, e il progetto si modifica sullo schermo. Il sistema dice in anticipo se la posizione scelta per l’impianto consentirà ai legamenti di lavorare bene, e permette di correggerla prima di tagliare l’osso. Si arriva quindi all’osso con una soluzione già verificata, invece di adattarla in corso d’opera.

Non significa che la tecnica tradizionale non equilibri il ginocchio: lo fa da decenni, con buoni risultati. Cambia la sequenza, e con essa la quantità di aggiustamenti sui tessuti molli che servono alla fine.

Le due tecniche a confronto, riga per riga

La tabella riassume le differenze che ha senso conoscere prima di una visita. Come vedi, molte voci coincidono: è il segno che la protesi resta lo stesso intervento, affrontato con strumenti diversi.

AspettoTecnica tradizionaleTecnica robotica
Esami di pianificazioneRadiografieRadiografie e TAC dedicata
Progetto dell’interventoSu immagini in due dimensioni e in salaSu modello 3D, rifinito in sala
Tagli osseiCon guide meccanicheCon braccio robotico guidato dal chirurgo
LegamentiValutati soprattutto dopo i tagliTensione registrata e verificata prima dei tagli
Componenti impiantateMetallo e polietileneMetallo e polietilene
Anestesia e ricoveroUgualiUguali
Durata a lungo termineAmpiamente documentataDati ancora in raccolta

Nelle prime settimane il decorso può essere un po’ diverso

Alcuni studi hanno osservato, con la tecnica robotica, meno dolore nei primi giorni, un minore uso di antidolorifici e una ripresa più rapida di alcuni movimenti, come sollevare la gamba tesa. Sono differenze medie, non regole valide per tutti.

Nel medio periodo i due percorsi si somigliano molto: primi passi con le stampelle già il giorno stesso dell’intervento quando le condizioni cliniche lo consentono, stampelle per le prime 4-6 settimane, poi cammino libero, con la fisioterapia a fare da guida. Il ricovero dura circa 5 giorni, che diventano 7 quando le condizioni del paziente lo richiedono, con entrambe le tecniche e il risultato definitivo si valuta dopo circa un anno.

Per questo, quando un paziente mi chiede se con il robot «tornerà prima a camminare», rispondo che può guadagnare qualcosa all’inizio, ma che la parte più lunga del recupero dipende da lui e dalla riabilitazione.

Sulla durata dell’impianto la tecnica tradizionale ha i numeri

Le protesi impiantate con tecnica tradizionale hanno alle spalle registri nazionali e studi con 20 o 25 anni di osservazione. Una grande revisione pubblicata nel 2019 ha stimato che circa otto protesi totali su dieci funzionano ancora a 25 anni.

Per la tecnica robotica numeri di questo tipo non esistono, semplicemente perché è più recente. L’idea che una maggiore precisione possa allungare la vita dell’impianto è plausibile, ma resta da dimostrare con il tempo.

Lo dico sempre a chi teme di «perdere qualcosa» scegliendo la tecnica classica: una protesi tradizionale ben indicata e ben eseguita resta una soluzione solida, con risultati documentati su centinaia di migliaia di pazienti.

Il robot non allunga la sala in modo significativo, né aggiunge rischi

La calibrazione del ginocchio e la verifica dei legamenti richiedono qualche minuto, che viene però recuperato nelle fasi successive, perché alcune verifiche sono già risolte quando si passa all’osso: il tempo chirurgico resta nell’ordine dei 75 minuti complessivi, come nella tecnica tradizionale. Gli studi sulla curva di apprendimento mostrano che, dopo i primi casi, i tempi si stabilizzano.

Per il paziente questo non cambia il tipo di anestesia né il decorso. I rischi generali della chirurgia protesica, come infezione e trombosi, dipendono da altri fattori e si prevengono allo stesso modo con entrambe le tecniche.

Va considerato però un aspetto organizzativo: al momento il robot MAKO è disponibile soltanto presso l’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna, e questo può influire sui tempi di attesa, sulle modalità di accesso e sul costo della protesi di ginocchio robotica.

La scelta dipende dal ginocchio, non dalla tecnologia di moda

Ai miei pazienti dico che la domanda giusta non è «quale tecnica è migliore in assoluto», ma «quale tecnica è più adatta a questo ginocchio». Una deformità marcata, un’anatomia insolita o una protesi parziale spostano l’ago della bilancia verso il robot.

In un ginocchio con artrosi regolare, invece, la differenza rispetto a una protesi tradizionale eseguita bene può essere modesta. Valuto anche aspetti pratici: i tempi per la TAC, la struttura, le tue condizioni generali.

Quello che non accetto è che la scelta della tecnica anticipi la decisione sull’intervento. Prima si stabilisce se la protesi serve davvero, poi si sceglie come farla. L’ordine inverso porta a operare ginocchi che potevano ancora aspettare.

Domande frequenti

Se la struttura vicina a casa non ha il robot, devo cambiare ospedale?

Non necessariamente. Al momento opero con il robot MAKO soltanto all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna, ma se l’indicazione è chiara e il ginocchio non presenta difficoltà particolari una protesi tradizionale ben eseguita è una buona soluzione. Valuta lo spostamento soprattutto se il tuo caso rientra tra quelli in cui la precisione aggiuntiva pesa di più.

Posso fare un ginocchio con il robot e l’altro senza?

Sì, succede spesso. Ogni ginocchio si valuta a sé, in base all’anatomia, al tipo di consumo e alle esigenze del momento. Avere due tecniche diverse nelle due gambe non crea problemi di equilibrio o di funzionamento.

La protesi robotica costa di più?

L’intervento si esegue in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale oppure in libera professione: quale percorso sia praticabile nel tuo caso si definisce dopo la visita. In entrambi i casi la TAC di pianificazione resta a carico del paziente. Le informazioni precise vengono date dopo la prima visita, quando il quadro è definito.

Il chirurgo può cambiare tecnica durante l’intervento?

Sì. Se la calibrazione del ginocchio non risulta affidabile o il sistema segnala un problema, si completa l’intervento con gli strumenti tradizionali, che restano disponibili in sala. È una possibilità che spiego prima, quando firmiamo il consenso.

Le componenti impiantate sono le stesse?

Ogni sistema robotico lavora con famiglie di protesi compatibili, quindi il modello può cambiare rispetto a quello usato con la tecnica manuale. I materiali, però, restano gli stessi: leghe metalliche e polietilene ad alta resistenza.

Esistono altri sistemi robotici oltre al MAKO?

Sì, negli ultimi anni ne sono stati introdotti diversi, con caratteristiche differenti: alcuni lavorano su TAC, altri senza immagini preoperatorie. Io utilizzo il MAKO, che è tra i più studiati nella letteratura scientifica disponibile. Quando leggi di «chirurgia robotica», quindi, vale la pena chiedere di quale sistema si parla e su quali dati si basa.

Dott. Gabriele Drago

Ortopedico, specialista del ginocchio

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dal 2017 si dedica alla chirurgia del ginocchio: protesi, anche con tecnica robotica, legamenti, menisco e trattamenti ambulatoriali. Opera all’Ospedale Privato Accreditato Villa Regina di Bologna e riceve in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Sicilia.

Profilo completo · Sedi e contatti

Categorie: Chirurgia robotica del ginocchio

Articoli correlati